E suo nipote, il padre Jacopo Vallarsi, apparve. Aveva sulle spalle un largo mantello grigio e non portava cappello. Sorrideva con la testa eretta avanzando verso l'inferma e il suo passo non più ostacolato dalla tonaca sembrava ancora un poco esitante, quasi sorpreso della propria libertà.

Come fu presso il letto, s'inginocchiò e baciò la mano di sua nonna con la stessa riverenza di quando era fanciullo. In quell'atto il mantello scivolò dalle sue spalle e dinanzi agli occhi sbalorditi della marchesa Saveria quell'uomo inginocchiato che le baciava la mano, Jacopo, il monaco della più rigida clausura, apparve vestito d'una divisa d'ufficiale segnato al braccio di una rossa croce.

— Benedicimi, nonna, affinchè possa compiere il mio dovere sui campi di battaglia meglio di quanto non l'abbia fatto negli orti del Signore.

La mano grassa ed esangue della marchesa si posò sul capo del giovine mentre il suo spirito rivolgeva a Dio una fervorosa invocazione.

— Mi hanno chiamato ed eccomi qui, pronto a tutto. Soccorrerò i feriti, benedirò i morenti, affronterò io stesso la morte, — diceva Jacopo con un sorriso luminoso che sua nonna non gli conosceva, ritto accanto al letto con le mani incrociate sull'elsa della sciabola. — E forse, nonna, — soggiunse fissandola in volto con uno sguardo eloquente e con un lungo sospiro represso, — forse, nonna, troverò finalmente la mia via.

Allora la marchesa Saveria ebbe per la prima volta nella sua lunga vita che stava per tramontare un gesto spontaneo d'umiltà, di rimorso e d'amore.

Tese a suo nipote le braccia e stringendolo a sè, con la sua vecchia testa contro la giovine spalla di Jacopo, lo supplicò piangendo di perdonarla.

IL BELL'ARTURO.

La prima volta che l'ingegnere Arturo Derni si sentì chiamare il “bell'Arturo„ fu ai bagni di mare, una sera di plenilunio.

Egli aveva compiuto allora in Inghilterra certi lunghi studi tanto aridi quanto tediosi, ai quali era stato avviato da suo padre, un ambizioso industriale, e vi aveva perseverato per inerzia anche quando questi improvvisamente era morto, rendendogli vana quell'astrusa scienza di formule e di cifre assorbita dal suo cervello quasi per virtù d'automatismo.