Ma corse nella sua camera e si buttò sul letto sconvolta, dolendosi con gemiti d'ira contro quello stupido male che le aveva impedito di esperimentare, in un'ora così dolcemente complice, qualche suo sentimentale diritto di civilizzazione.

Intanto Arturo, disteso sulla spiaggia, leggeva una delle solite lettere color eliotropio, consegnatagli allora e una signora matura confidava nell'orecchio di una signora giovine il risultato di certi suoi profondi studi psicologici ed estetici, compendiandoli in questa sentenza:

— È un uomo pericoloso.

E la signora giovine, ch'era sposata da un anno, una sera trovò anch'essa modo di farsi portare in barca dall'uomo pericoloso.

Egli le parlò di Londra e di alcune usanze inglesi, di bagni di sole e di docce gelate e sebbene ella non soffrisse il mare, lo guardava e non rispondeva. Fecero il giro di un isolotto e tornarono al largo, mentre la signora continuava a tacere e a guardarlo, quasi fosse in attesa o stesse all'erta per la paura o per la speranza di una sorpresa. Presero terra dopo mezz'ora senza che nulla fosse accaduto, ma il marito della signora, giunto inaspettato in automobile, smaniando come una belva incatenata, artigliò con uno sguardo da Otello il bell'Arturo, poi spinse in camera la moglie, la costrinse a rifare i bauli e dopo una scenata violenta ripartì con lei a mezzanotte.

— Povera signora! Me ne dispiace molto, — la compianse Arturo Derni il domani, quando gli narrarono ampiamente la drammatica scena dell'arrivo e quella clandestina della partenza notturna. Guardò lontano; oscurò un momento la sua faccia di giovine dio in riposo; poi s'immerse nella lettura di una rivista inglese.

L'autunno lo ricongiunse finalmente a sua madre. Egli incominciò a guarire di tanta nostalgia accumulata fuori di patria, a piegare il suo spirito mite e il suo cuore restìo alle gaie consuetudini della sua età e della sua condizione. Ebbe amici ed amiche, s'arrischiò con grazia a qualche avventura insolita e portò con elegante disinvoltura quel suo nomignolo pimentato di seducente malizia.

Ma nell'inverno seguente sua madre seguì Giorgio alla Costa Azzurra e Arturo si ritrovò solo nella grande casa deserta. Fu così che un mattino, destandosi, gli balenò d'improvviso il pensiero di prender moglie e subito gli parve un eccellente proposito.

Vi fantasticò una settimana o due e già incominciava a stancarsi di quel vano immaginare, quando una sera all'Opera gli parve di riconoscere in un palco un lontano congiunto di sua madre, nonno di due giovinette orfane che s'era raccolto in casa bambine. Dissipati i dubbi e fatto certo ch'egli aveva con sè una delle nipoti, salì a salutare il vecchio parente, e poichè la fanciulla era graziosa e lo guardava volentieri ridendo con bellissimi denti arcuati nelle gengive rosse, egli si adornò di tutti i severi titoli che gli servivano solo ormai come un abito di parata da indossare in onore delle persone serie e notò che gli occhi austeri del vecchio signore molto si compiacevano di quei lustrini e di quei pennacchi. Li accompagnò all'albergo e fu invitato per il domani a colazione. Egli sentiva di piacere alla giovinetta e sopportava amabilmente le indagini un po' pedantesche che il vecchio si ostinava a compiere su le ragioni della sua vita oziosa, così male adatta alla sua età e alla sua cultura.