Era passata la mezzanotte quand'egli lasciò l'amica con un ultimo bacio e un'ultima promessa: — Ti verrò a salutare domani alla stazione.
Per via riflettè che doveva ancora passare al teatro per riprendere sua madre e vi si diresse, ma fatti pochi passi rammentò che dal suo sparato mancava la perla e, per evitarsi spiegazioni che lo tediavano, ripigliò la sua strada e dopo mezz'ora si spogliava lentamente e si poneva a letto con l'anima e i sensi rivolti alla sua dolce lontana.
— Come mi ama, — meditava nel dormiveglia, — come si è mostrata felice del mio dono che le ricorderà continuamente l'amico assente, che sarà fra di noi come un legame occulto, quasi come l'anello d'una fede nuziale nota a noi soli!
Si addormentò in questi pensieri ed essi lo riafferrarono il domani a tarda mattina quando si destò e si ricordò ch'ella doveva partire quel giorno.
— Saprò certo oggi stesso dove e quando ci rivedremo, — egli si ripeteva, e immaginava luoghi ignoti e incantevoli, meravigliose cornici al loro amore circondato di mistero e di pericolo. E nella sua impazienza giunse alla stazione mezz'ora innanzi tempo.
Ma attese con rassegnazione e quando finalmente la vide giungere, scendere da una carrozza fra valige e cappelliere, le mosse incontro pallido e le tese la mano.
Ella sembrò non vedere quel gesto confidenziale, lo salutò appena con un freddo cenno del capo e passò oltre, come una persona enormemente affaccendata e preoccupata. Giorgio la seguì, osando appena rivolgerle alcune parole insignificanti, mentre Lucilla prendeva il biglietto e s'avviava verso il suo treno. Congedò il facchino, l'aiutò a disporre con cura le sue valigette in uno scompartimento ancora vuoto e rimase solo con lei.
Ella si guardò nello specchio della parete, s'adagiò in un angolo e continuò a tacere, chiusa in se stessa, fredda e ostile, gettandogli di bieco qualche occhiata torva, come una nemica.
— Ma che hai? Dimmi, che hai? Sei triste perchè devi partire o un altro pensiero ti preoccupa? Io non comprendo.
Giorgio non comprendeva quell'ostinato mutismo, quell'atteggiamento iroso e scontroso e se ne disperava con parole piene di rammarico, con domande trepide d'ansietà.