— Ti piace? — le domandò quasi torvo.
— Molto, — ella mormorò fissandolo senza batter ciglio.
Allora Giorgio Sanminiato dimenticò che quella perla era più una reliquia che un gioiello, dimenticò che per tutta la vita la sua ava l'aveva portata all'anulare e con uno strappo nervoso la tolse dal suo sparato e l'offerse all'amica.
— Ecco: fattene un anello e portalo al dito, — le impose quasi duramente. E dopo un momento soggiunse: — Ma voglio in cambio una promessa.
— Quale?
— Che ci rivedremo.
— Ci rivedremo, te lo giuro, — ella rispose con impeto, lungamente baciandolo sulle labbra, tutta rosea di gioia. E subito dopo lo lasciò per ammirare la perla alla luce vivida delle lampade, volgendola e rivolgendola fra le dita per trarne i riflessi così soavemente leggiadri che un momento prima s'irradiavano dal petto di Giorgio.
— È un dono da regina, — susurrò quasi a se stessa, senza guardare l'amico. — Un dono troppo bello per me.
Egli sentì che Lucilla mentiva, ma gli piacque in quella ostentazione d'umiltà che accresceva valore alla sua offerta.
— Nulla è troppo bello per te, nulla è troppo prezioso per ripagare l'amore d'una donna come te, — le mormorò all'orecchio con fervore, trascinandola nella camera attigua, quella che li rifugiava nelle loro ore d'intimità più appassionata.