dinanzi a cui la fuga è salutare,

tanto di dubbi e di viltà c'ingombra.

Ma io le spalle per fuggir non volsi,

il despota affrontai, vidi cerchiare

di sue catene i miei febbrili polsi.

il male

S'appiatta, a guisa d'aspide che dorme,

dentro il più tortuoso penetrale

del cuore, questo immedicabil male,

lo soffoca talor, incubo enorme.