con labbra accese nell'esangue faccia.

Con quelle labbra su cui par si taccia

il gemito scorato delle accuse,

ma tremi la dolcezza che le schiuse,

quasi fiori che nuovo alito allaccia.

Le vidi premer sopra il cuor conserte

le dita e susurrargli: — O folle, taci! —

con la voce che han l'anime deserte.

E reclinare la turbata fronte,

come assetati ch'odono loquaci