al sole, canta il suo buio dolore

e non s'avvede che nessun l'ascolta.

Ora non più; non più l'amore, ma l'indifferente ed ostile desiderio. La Primavera l'ha guarita:

Scossi da me l'antico e il nuovo danno

e balzai, folle di desii fugaci,

incontro al riso d'ogni bell'inganno:

gli risi coi notturni occhi: — Mi piaci!

Conosce ora il fascino degli occhi ignoti, che abbagliano con un vorace sguardo, conosce la gioia di mutare il vecchio laccio corroso con un nuovo laccio di fiori, e gli sguardi che son “come mani d'amanti, indugianti ignude entro un tesoro di feminee chiome„ e il silenzio adescante dei parchi solitarii e la tentazione delle gemme esposte nelle vetrine abbarbaglianti. Conosce la mano virile “lenta in ogni suo gesto, ma febbrile nella carezza quasi da far male„ e l'ebrietà dei profumi e la mollezza dei frutti rari e la frenesia del lusso e la soavità delle morbide stoffe iridate:

So l'ombra delle piume in cui la faccia

s'imbianca d'un languor di passione