in cui la bocca bella, benchè taccia,

parla parole di seduzione.

Sente il calore soffocato delle voci che chiamano dall'ombra, l'oscura nostalgia delle sere cittadine, il piacere di sferzare l'orgoglio dell'amante, l'impura gioia di concedersi per carità. Ecco, una donna incrocia col passo lento dei due amanti la sua rapidità leggera, e li saetta di sotto il ciglio basso. Egli segue con l'occhio e col desiderio la passante, ed esclama: Com'è bella! Essa lo lascia di scatto con un gran riso “d'ilare odio e di pietà beffarda„. Conversazioni astiose, congedi improvvisi, paci torbide, gelosie iraconde, menzogne voluttuose, capricci malvagi, avventure sans lendemain, ansie per la giovinezza che fugge, ricordi trepidi della purità conventuale, convegni notturni e letture proibite, desiderii dell'ignoto e languide convalescenze, segreti intimi e sogni inconfessabili: tutto il triste ed arido ed infecondo arrovellio d'una bella donna senza religione e senza cuore passa fissato in quadri di un'accecante intensità e d'una stupefacente bellezza d'arte:

Io non so chi tu sia: so che una sera

noi ci gettammo l'anima negli occhi

con l'impeto di chi brama e non spera.

La ripigliammo cauti, quasi tocchi

da un dubbio, e ancora la scagliammo a segno

come la freccia cui convien che scocchi.

Senza accostarci, senza altro disegno