Monti di Sestri.
O chiesina, se in te prega a quest'ora la giovinetta montanara, fa ch'ella sorrida guardando il bambinello della tua Madonna! O chiesina, che sei detta di Virgo Potens!
Passato per lungo il borgo di Sestri, io mi incammino sulla viottola montana a tondi ciottoloni, tra i bigi murelli delle vigne sprazzate d'ombre tremolanti, fra le gioconde trasparenze del fogliame delle viti e i frastagli pallidi degli ulivi mestissimi: vedo i sentieruzzi fra le siepi verdeggianti che strisciano giù giù alla valle, o che cogli scheggioni lucenti s'inerpicano alle case nascoste ritrosamente fra i macchioni dei querciuoli. Giungo all'acquedotto colle stillazioni bisbiglianti: ed ecco il mulino. La scabra facciata ha gli arcucci soffogati, la portella infarinata, e giù in fondo a questa nella fresca semiluce il tranquillo girare delle ruote goccianti: ha la finestra bianca coi garofani della molinara, i mattoni a mezzetinte sudice, il fumaiolo coi due tettucci fuligginati. O Santa Madonna, che ti stai dipinta sotto la gronda, tu cadi a poco a poco! Le rondinelle a beccate godono di tue scalcinature: le rondinelle fanno le nidiate: o santa Madonna, benedici le nidiate e avrai vespri e mattutini di innamorati… Ti saluto e passo: passo sulla stradetta che si schiara al sole più gaio che batta di luglio sui ciottoli bianchicci: nè più vi sono murelli a destra, nè a sinistra: ma invece là il bosco che va su con dolce pendìo, qua la valle e il monte opposto: e vedo le casette arrampicate, coi tetti di lavagna, sfacciatelle ed avvistate, come alle feste i pezzotti delle tue donne, o riviera genovese; vedo le muriccie sgrigiate, diritte, a rustica scalea, e sopra, i festoni delle viti; le brigatelle di palazzine e i romitorî dei vignaiuoli; i prati coll'ombre sparse dei mandorli e dei ciliegi, i colti allistati, gli orticelli copiosi, i giardini variopinti; vedo le chiese tra le nebbie azzurricce del mattino, come tra gli incensi, le cappellette, su, quali pecore sbandate, sul ciglio della frana squarciata nel monte, a segnare la via al santuario. O santuario sull'estremo cocuzzolo del Gazzo, che di giorno vegli la vallea collo sfavillar della tua crocetta, e che di notte vegli sonnecchiando col lumicino minutissimo, se in te prega a quest'ora la monachina bianca, fa ch'ella pianga, guardando il bambinello della tua Madonna!… Io ti saluto dal mio sentiero e passo: cammino, sorrido, e vengo a te, melanconica chiesina delle sante litanie. Hai la gradinata su cui la vergine molinara ascende col libricciuolo nelle mani, col marinaio in cuore: hai la piazzuola col parapetto a sedile, da dove i giovinotti guardano innanzi la vita, sperando: hai la salita coi mattoni a spinapesce e i filari dei cipressi, sulla quale i vecchi la guardano indietro, invidiando. Andate, andate alla chiesina: voi ci vedete la bara: costoro che vengono dopo ci vedono il battesimo…. O bella gradinata! o bella piazzuola! M'affaccio dal parapetto e contemplo…. Il mare! giù, oltre la valle, come una fascia scintillante tra i vani delle case Sestrine, tra gli scheletri dei bastimenti su pel lido, tra il fumo delle incessanti officine. Oh mare d'acqua benedetta! Insidiosa d'ozi e d'amori, bellissima riviera genovese!
Anch'io ascesi la gradinata, mi fermai sulla piazzuola, anch'io venni su per la salita alla chiesina del marinaio…. E vidi i voti: chi v'appese un nastro, chi una corona, chi un rozzo bastimentino, chi una fune, e un pezzo di vela….
Anch'io pregai: anch'io vi posi un fiore….
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O Virgo, hai le virgines. Sei chiesuola tutta bianca, a battenti spalancati, con note d'organo dolcissime. Siete monachine vestite di nero, avete nero cappuccione che vi cela il volto, sfilate silenziose dalla porta segnata di croce alla chiesuola.
O monachine, io entrai sotto l'androne freddo del vostro monistero, e vidi una finestretta e su quella era scritto Parlatorio. Oh con chi parlate?
Giù alla spiaggia cocente, alla palizzata che chiude il bastimento in costruzione, vidi una fanciulla bisbigliante ad una fessura. Era la marinarina: e fuggì e riprese ad empirsi il grembiale di scheggioni di legno. Su quella fessura non era scritto Parlatorio. Oh con chi parlava?
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