—Dodici ore.
—Di già? Scusi; sono stanca e mi ritiro.
—Marchesa….
—Felice notte.
—Marchesa! Marchesa! Chi non la vede? Lei è una bellezza fresca, rosea, inzuccherata.
Dal salone dell'albergo, cui corrisponde la sua camera, sento la sua gonna frusciare elettricamente, sento il suo uscio richiudersi, sento per un pezzo i suoi passolini. La cameriera infine reca fuori gli stivaletti, alti, traditori, tepidi, e li lascia proprio sulla soglia.
La fanciulla del mattino fu un sogno, quella del mezzogiorno un delirio. A sera ho desiderato di morire: a notte?
La cameriera dalla stanza reca fuori le profumate biancherie, un nuvolo di trine, pieno di lampi.
—Felice notte!—mi dice anche lei, con un certo sorriso…. E quand'io mi levo dal tavolo, vuole accendermi il lume.