Che cosa è la donna?… La donna ideale pel giovinetto è un flacon d'odore: purissimo cristallo, essenza inebbriante. Chi lo guarda, lo porge in alto e lo adora sul fondo di cielo sereno. Contenuto e contenente riflettono l'azzurro immacolato. Il giovinetto la dice la donna-angelo, e fa delle poesie. La donna reale pel giovanotto, in società, è lo stesso flacon: parliamone bene. Ma il cristallo affaccettato è a suo posto, non alto, non basso, su un vero tavolo da sala, fra una bomboniera, un viglietto di visita, un romanzo e due guanti di Svezia. Ogni faccetta ti riflette un migliaio di cose: civetteria, amicizia, amor proprio, sacrificio, pregiudizi, eleganti convenienze, dispetti, vendettucce… Il contenuto, sempre essenza inebbriante e limpidissima, non si mostra mai qual'è. Il giovanotto la dice la donna-interessante, e fa delle pazzìe…
I MORTI?
Monti di Borzoli.
E un dì venni a te, cappelletta sulla montagna.
Avevi la facciata al mare, la scabra facciata su cui il mattino dava rosari di perle colle gocce di rugiada tremolanti sui fili dei ragni; su cui la sera stendeva palii di luce freddissima coi raggi della luna. Io non so chi ti pregava, pallida Madonnina del cimitero; so che non vidi mai fiore, ne' lumicino, so che il marinaio t'ama, o Vergine, sulla prora del bastimento, sculta in legno e tutrice di viaggi lucrosi, so che ti baratterebbe con Venere lasciva se nei porti tu rechi cinque e quella sei!
E venni a te, cappelletta sulla montagna. Tu vegliavi i morti, i morti nel povero cimitero, ove il mattino portava sul vento della marina il fumo delle fervide industrie, ove alla sera le aliuzze stridenti degli acridi tra l'erbe turbavano il lontano soavissimo bacio dell'onda. Io non so chi vi pregava, o morti; so che non vidi mai fiore, nè lumicino, nè croce, so che la requie è squallida tra la vastissima vita, so che il sospiro di un moribondo corrisponde al gorgoglio della spuma perdentesi tra la ghiaia, allo sfaldarsi di un sasso, al battere delle zampine di un insetto, all'aprirsi di una corolla al raggio mattutino. Dico la vita, e intendo quella della natura tutta, che opera dalla polvere dell'ossa del primo animale al fremito della fecondazione nell'imminenza di questo minuto in cui voi coordinate il suono di due lettere; la vita che fu, che sarà: la stupenda attività delle forze, la strapotenza di quella gittata di dadi che si chiama il destino…. E se l'uomo doveva esser parte della famiglia, e la famiglia della tribù, e la tribù del regno, e i regni….—No: fallata è la via, perchè tolsi i nomi dall'autorità minuscola, che si misura a giorni, ad anni. Dirò: se l'uomo doveva essere l'atomo turbinato dal tempo, in questa esistenza complessa della umanità, sia pure e sia fatalmente: ma la coscienza della vita individuale di ogni minuto, tormentata dall'ironia di quell'infinito Tutto, che tutto ingolla, io non so perchè fu data, e a quale ineffabile martirio!
Ero lo stanchissimo viandante; venni a te, cappelletta sulla montagna, e, arso dal sole, cercai un'ombra…. Riposai all'ombra dei cipressi.
PLATONISMO?
Pegli. Hôtel Garcini.
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