Fuori dell'ospizio abbiamo due bellissime passeggiate: l'una sulla strada che deve condurre a San Giovanni d'Andorno, l'altra al cimitero nuovo. La prima fu incominciata nel 1870: taglia la cresta della montagna, all'alto resa pittoresca da una frana di sassi, immensa, arida, scheggiosa; al basso allegrata da una selva di faggi, dalle cascate dell'Oropa, da un ponticello di legno, e mille accidenti che invero la fanno somigliare al viale di un parco. Peccato che proceda così a rilento! E fortuna che è così bella! L'altra strada va su alle chiese, e devia ad uno spiano, ove si è eretto un muro elittico ad una cappellina gotica così cara da far pensare alle bianche nozze, non alla pace della buia notte. Continua poi di faccia alla precedente, e dovrebbe arrivare fino allo Stabilimento idropatico del cavalier Mazzucchetti: questa è ancor più lieta, più ariosa, popolata da cascinali, fresca d'acqua, propizia d'ombre e di riposi.

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Una terza passeggiata è al lago del Mucrone: non te l'ho citata ora, perchè te l'avrei detta altre volte parlando dei sentieri da capra, perchè so di una signora che volle su arrampicarsi, ma a metà discese nella corba e sulle spalle di un montanaro!

Ma ancora quante altre passeggiate! Ami la natura? Sì: orbene puoi scorrazzare ad un masso gigante, ad un rompimento, ad uno zampillo, ad una mandra di mucche, ad un cespo di rododendron, ad un sorbo carico di grappolini rossi. Va e va! Dimentica, se qualche cosa hai che ti fece soffrire.

Quando sentirai una voce che ti domandi, ascoltala, ridiventa mesta, e chiama anche tu, chiama l'amica.

LAURA.

IV.

Oropa, 8 settembre 1874.

Amica,

Gettando uno sguardo sui bauli già empiuti e chiusi, sola nella mia camera spogliata, tanto melanconica davvero, sento uno di quegli stringicori che cento volte fanno dire addio. E in fondo in fondo un dispettuccio mi punzecchia la coscienza, come un morso di zanzara. Devo dirtelo? Mi pento di essere stata teco un po' imbronciata; e il dolore non è per te proprio, giacchè penso che, fra un giorno, dandoti una stretta di mano, avrò subito ottenuto il tuo sorriso; il dolore è per me, che mi lamento e mi lamenterò sempre di non aver saputo tracciare una dozzina di righe nei dì più lieti di questo soggiorno. Mi sarebbe stata cosa gradita, in città, nei momenti di noia, aprire un foglietto, nel quale trovare delineati quei particolari, che, a volerli dappoi richiamare col ricordo, sfumano dietro un velo della nostra mente, per eccitare il desiderio. Rispondi, cara: non è così? Alcune volte una sola data scritta sul tuo portafogli non ti fa dire:—Ah ci sei?—e non t'illudi di poter arrestare per poco il tempo, farlo retrocedere a tuo agio, legarlo fisso a quel punto, che è tuo?