Non scrivo! non scrivo! E supplico Dio che Tu mi dimentichi, o Lidia! E perchè?—Chi mi vorrà un po' di bene?—La scienza, la scienza dei libri è crudele, è crudele e mi schiaccia!—E questo stupido pettegolezzo della politica come è vuoto! Dio mio!

Mi suona nell'anima un riso argentino di fanciulla che poteva farmi felice.—E sono qui impotente, iroso ed odio.—Che mi valgono quelle sciocchezze che ho pubblicato sui giornali e sui libri? Sono ambizioso io?

Vorrei essere felice: vorrei essere contento: vorrei esser quieto.

12 gennaio.—Quante cose ho sognato stanotte. Ero felice!

18 gennaio.—Mi faccio forza: non voglio scrivere…. Siamo separati. Tu hai obliato! Io non posso rimanere qui, in questo studio. C'è il mobiletto, le tue, le mie lettere, il mio tormento. Come vorrei mutare studio e incominciare una vita nuova!

Ieri a sera ho veduto il seno opulento di un modello nudo alla scuola degli artisti: io ho aiutato a vestire quella ragazza. Dio, che perdizione nelle carni della femmina! Ho ventinove anni e vorrei impazzire nella voluttà.—Oggi devo accompagnare al cimitero una mamma. Stamattina ho baciato la mia.—Il tarlo fa un gran buco nel mio cassettone.—Come vorrei mutare!—Spero ancora…. Il mio biglietto T'è giunto?

Forse sei partita per la Germania e il mio biglietto non Ti trovò a
Venezia.

30 gennaio.—Siamo separati. Come hai dimenticato! Ed io ti ho amato tanto!

Perchè rimarrò qui? dove tutto mi fa ricordare di Te? Vorrei cambiare cielo e abitudini…. Vorrei la mia donna!

Non scrivo di più.—La Tua memoria è santa. Tu fosti il mio angelo, ho tanto sofferto per Te. Ma non ti odio, no, no! Ti benedico.—Forse sono l'ultime righe che scrivo. Seppellirò tutte queste carte, ma la tua memoria sarà sempre in me, e lo sa Dio s'io ti perdono.