Perchè gli altri miei amici sono contenti?
Vidi ieri un mio amico—un gentile e bel giovinetto. Come lo sento il desiderio d'essere gentile e bello.
Torno quassù. Che disamore! che mancanza di fede e di entusiasmo!—Tutti i giorni l'istessa noia: la biblioteca, la Congregazione, la Patriottica.
Spossato come sono, morrei calmo e, direbbero i miei parenti, sereno. Non spero nulla. È finito tutto per me! Non leggo più Byron nè Goethe nè Dante: disimparo il francese, l'inglese e il tedesco (oh mie notti invano spese!), e oblio tutto, e se mi faccio inscrivere alla Società Storica Lombarda è per ironia.
Che importa a me di ciò che è grande e nobile e generoso?
La mia noia mi avvelena tutto.—Andrò in Biblioteca.
Una sola passione mi rimaneva—le mie armi. Un solo odio mi rode—l'odio contro me stesso che nulla volli o seppi godere nel mondo inebbriante. Che importa a me di tutti questi sogni? Da otto anni, da dieci, da dodici anni, io farnetico: c'è da impazzire.—Ora tutto è finito!
L'oubli seul sépare.—Ecco l'obblio.
Hai ucciso l'anima mia.
(Sera).—S'io prendessi moglie?—Oh suicidio!