2 aprile.—Proprio nel momento in cui preparo la tromba per la buffonata di stasera alla Patriottica (che tormento per me!) apro il mio mobiletto, e leggo questa mia frase a Lidia—La mia giovinezza non ha più scopi.

L'anima mia è ammalata a morte. Mi divertirò stassera? Farò ridere gli altri? Non volevo scrivere, ma lessi…. Dopo due anni, ho pensato sempre a te, o Lidia.

5 aprile.—Come sei triste, o primavera, per me!—Sono disoccupato. Il mio cervello si ottunde: sento un peso alla testa: non saprei scrivere due righe. Potessi divenire pazzo!—Vorrei viaggiare, ma ecco un nuovo tormento: non posso, e potendo non vorrei: il sole mi macchierebbe orrendamente la faccia: sono già sì brutto!

Ricevo la notizia che il povero Don Angiolo di Limbiate è morto e già sepolto. Ecco un altro anello al nostro passato che si spezza. Ricordo i soli delle brughiere, le nostre caccie, i nostri giorni felici.

7 aprile.—Ieri ho fatto una visita in casa G. La signorina è gentilissima con me. Arriverà il giorno in cui io abbrucierò queste pagine? È un sacrificio necessario pel mio avvenire.—Sono stanco, impigrito, senza speranza, senza dolore e senza gioia.—Perch'io possa mutare vita è assolutamente necessario ch'io non venga più quassù, ch'io non pensi più, ch'io non prenda più la penna…. A che?—Lidia mi ha fatto gli auguri di un avvenire felice. Sarò felice? Con chi?—O la mia vita sarà nel dolore sempre per lei che si è dimenticata di me?—Ti sei fatta sposa? Dove sei? Dolore! dolore! dolore! Non so scrivere e non so sperare.

Oggi per gli altri fui impaziente e risoluto: per me sono sempre stato un somaro e uno schiavo.

È primavera. Rinverdiscono gli alberi: tornano le rondini…. Un poco di pace, un poco di pace!—cessi l'odio.

Oggi ho comperato il letto a una povera mamma giovane. Una volta la carità la facevo in nome Tuo, ispirandomi a Te, o Lidia, ed ero gentile… Ed ora?—Bisogna ch'io fugga questo luogo e queste memorie.

Domenica 10 aprile.—È domenica. Io non prego Dio: ma lo maledico: io impreco, io bestemmio, perchè io odio. Tormenti indicibili d'amore e d'odio, di gelosia, di furore! E c'è il mondo che vede, che parla, che vuol ciarlare, che ciarlerà: quindi io chino la testa, e mi soffoco: mi vinco, mi uccido, mi sbatto a terra e faccio l'indifferente!

L'indifferente?…. Fuggi! fuggi, lontano lontano, viaggia e dimentica.—Perdo in salute, peggioro il mio carattere: ma sto qui…—Ho letto con voluttà mestissima le mie ultime volontà a mia madre. O gente positiva, come ridereste voi se mi vedeste piangere! Mi ammalerò ancora? perderò i capegli? diventerò gentile nell'anima ma schifoso nel corpo?