—Già….

E dopo due minuti di silenzio dispettoso, tu, sposuccia, accomiatando il biondino, senza un bacio, gli dicevi:—Va, e mandami qui subito subito quella bellissima fanciullina, quella là che corre: la vedi?… Com'è cara!… Tu va, e mandami lei, di' che l'aspetto, la desidero, la voglio!

E il bimbo:—Sissignori….

E Gigio:—Sissignora.

Il bimbo, aspettando i confetti, vuol farsi un merito di più e aggiunge:—Si chiama….

—Come si chiama?—sospira Giulia.

—Bice.

—Oh che combinazione!—diceva lo sposo, mordendosi i baffi:—L'educazione, le mamme, i capricci, il mare, questi marmocchi, il matrimonio: cose serie! Credete di mettervi tranquilli e che tutto vada secondo i vostri desideri?

Mentre la sposa, come una cingallegra, chiacchierava tra sè:—Ecco che ci penso! Le vestirei un abitino americano scollato, in bazin bianco, a davanti principessa, rigato a pieghettine…. sì o no?… poi una larga cintura in surah ciliegia, annodata di dietro a lembi sciolti…. Oh il cappellino? Capellino a tese rivoltate…. Sei qui, cara, carissima bimba?

Gigio colla punta del bastone schiacciò lì su un sasso una povera formica, che, cammina, cammina, cammina era venuta in quattordici giorni da Pegli sin presso allo strascico profumato e inamidato e frusciante di Giulia.