FANCIULLE CANTANTI.

Voltri.

Questa via discende e non ha fiori: questo crepuscolo infosca ed è silente. Passate e cantate: passarono e cantarono le mamme vostre, precipitarono e tacciono: e le nonne e le bisnonne.

Passate e cantate. Avete fiori nelle treccie? Fiori di cimitero. Avete gaia nota d'amore sulle labbra? De profundis.

IDILLIO.

—Tu che vuoi la massaina, tu prega la Madonna a capo al letto, tu che eri sì divota in monastero—certo così avrà detto lo sposo, e sarà rimasto tutta notte al tavolo a scrivere lettere al babbo, avvertendolo di quel desiderio capriccioso della nuorina. Certo lei avrà disciolte le treccie, pungendosi colle forcelle, avrà spento le candele della toletta, trovandosi allo specchio brutta e cattivaccia, avrà tossito per implorare compassione…! Certissimo sarà nato quel che sarà nato, perchè al mattino alla spiaggia i due sposini (o amanti più che pallidi!) venivano ognuno col suo parasole, ognuno col suo ventaglio, ognuno col suo dispetto sulle labbra.

E andavano nell'acqua restii e paurosi…. Oh vedi! Lei a un tratto si lascia andar giù, il collo, il mento, la bocchina, con uno sforzo, giù! fino alle nari! L'acqua verdissima in giro alla testa sembra stringerla con cerchi d'argento, scoppiano le bolle d'aria spumeggiando e le crespe dell'ondina trasparentissima svelano le carni bianche sommerse, con certi guizzi fuggenti!

Lo sposo, gittandosi rapidamente sulla dispettosa, sommove tanto i fiotti, sì che questi gli nascondono anche gli occhietti semichiusi e trepidanti. Poverino! Egli caccia sotto le mani e solleva su la personcina.

Lei, la bellissima, tosse infantilmente, mostra il seno commosso, e sorride spaurata, tra il gocciare dei capegli e delle mani tersissime, giunte in atto di chi ringrazia.

—M'hai dato uno spavento!—disse Gigio.