—Messere sì. Conoscere la propria lancia, conoscere il cavallo, non conoscere una cosa sola, la paura.
—Ad un cavaliero per farsi con onore porre la propria spada accanto, quando venga calato nella buca dei maggiori?
—Avere molti nemici, come diceste voi.
—Basta?
—Averli vinti, come voglio fare io.
—Ricordati che sei di messere Oldrado!—e il padre si strinse con amore guerriero il giovane, ed io affermo che vi ponesse la istessa forza e la istessa intenzione, che usava, serrandosi al suo cavallo, per inseguire un nemico.
Ugo moveva ad un armeggiamento ad armi cortesi, per il che il padre lo domandò con scienza sperimentata:—Sai come si chiama il rischio a cui tu corri?
—Giuoco.
—Si chiama giuoco, perchè, per quanto tu faccia, non potrai mai forare da banda a banda il tuo avversario. Conosci la tua lancia?
—O messer sì. L'asta è fatta col legno folto sulle nostre rupi, e il ferro si chiama da passafuora: quella è tre volte di lunghezza la persona, per attestare che tre virtù sono necessarie a chi la maneggia, fortezza nel pensare, fortezza nel fare, perseveranza sempre: quello è assicurato da quattro chiovi, per dichiarare che quattro sono i nemici da vincere, quelli dell'onore, quelli del nome, quelli del potere, quelli della religione.