—Tu l'hai ucciso! Vitupero a te, figlio di bifolchi! Non conosci i forti e i fedeli?… Oberto! Oberto! attendimi al tuo fianco!… Tu l'hai uccìso? E tu mi tradisci?… Oberto! Oberto! Noi due soli? E i nemici quanti saranno? Ah! quelli cui diemmo il passo! E Federigo perchè lasciò Imilda? Forse che tutto era già perduto? Ma quelli che appiccarono il fuoco, non sono nemici di tutti! Dunque su tutti!… Suona la ritirata, o araldo, suona poi a raccolta e muoviamo al castello!… Oberto! Oberto! attendici! Saremo più di cento lance!… Suonate la ritirata, suonate, messer l'araldo! Suonate, per pietà!—Così finiva a supplicare il cavaliere, quasi impazzato, e pregava, alzando la mazza, e minacciava a mani giunte, e strappava le redini al cavallo per raggiungere Oberto e le strappava per accostarsi al trombetto.

Aimone avrebbe le mille volte voluto una freccia a forargli le orecchie, piuttosto che quelle parole a straziargli l'anima, e chiamava il capitano che lo conducesse al furore di una zuffa, così:—Messer Ugo! Ditemi che non è morto! Perchè mi partii dal suo fianco? No, fu lui che mi mandò ad Eleardo! Messer Ugo!…

—Suonate, la ritirata!

E l'araldo dolorosissimo:—Oldrado non mi diede mai questo comando!

—Dopo fate a raccolta!… Oberto! Oberto!

—E se messer Ugo tornasse?

—Anche là al mio castello sono i nemici di tutti!

Il trombetto si disse con risoluzione guerresca:—La voce del capitano è la tromba: udite la voce—e squillò, verso il monte.

—Che segno è questo?—domandò trepidante il cavaliere.

—Quello che avvisa i saluzzesi di accorrere al portone!—disse superbamente l'araldo, e suonò verso la valle, e vide che dopo lo squillo si muoveva un drappelletto di cavalieri… Che? Un'insegna? Un'insegna quadra di comando. Fosse…?—Era l'insegna dì Ugo. Aimone staccò la tromba dalle labbra e guardò. Per una via Ugo veniva. E per un'altra Ildebrandino cacciavasi a rovinosa corsa dietro ad Oberto….