—Voi, Ingo, guarderete le finestre, e l'impresa avrà fruttato qualcosa, vi pare?—Dopo più nulla.

Poi nella corte:—Oibò! guardate dal porre mano sulle cose sacre! C'è su scomunica di pontefici sommi. Via, dalle inferriate, marmaglia!

Ma più poderosa gridava la voce:—Balestrate fuoco nelle finestre! dappertutto!

Madonna Imilda per somma grazia della Vergine santa aveva perduto i sensi.

Quando dopo un pezzo risentì l'angoscia della vita, si trovò avvinghiata fra le braccia di un cavaliero. Era suo padre? Era Oberto? Era un nemico?… Il primo pensiero che le si affacciò fu questo tremendo:—Quanto castigo! Almeno Ugo sia morto nella pugna! Ugo tristissimo!

La vergine spossata levò la faccia… Oh sì l'angoscia della vita!—Sei tu!

Era Ugo il cavaliero.

La cappella ardeva tutta: la porta infiammata vedevasi parte cadente, parte squarciata, parte a terra. Al di là ecco la voce d'Ildebrandino:—È qui! È salva! Oberto la tua sposa è salva!—Con queste parole il vecchio credeva aggiungere maggiore gloria al fatto di Ugo: ed adempiva ad una promessa tra la sua donna morta e il morto padre di Oberto.

Ugo lanciò uno sguardo alla porta, e parvegli vedere il volto di Oberto, lo vide, e parvegli che le fiamme gli fischiassero il pensiero di quello:—Imilda nelle braccia di Ugo!

—Sì!—esultò, come Lucifero, il cavaliero tormentato e tormentatore, in un minuto solo di trionfale passione e di vendetta! La salvata gli avvelenava la faccia coll'alito scottante, e la persona coll'abbandono delle membra, insidioso e annuente.