Oberto mosse un passo, ma arretrò soffogato. A quel solo movimento di lui, Ugo addoppiò la stretta al corpo d'Imilda, e fu ventura ch'egli non inciampasse, ubbriacato dalla malìa di quel peso: poi la spinse verso le fiamme, con atroce disegno….
—Di qui passerete un giorno sposa!—lamentò Ugo.
—Può essere la porta che conduca al paradiso o all'inferno!—susurrò
Imilda.
Oberto mosse un secondo passo.
—Pietà!—stridette Imilda.
—Non sai morire?—tempestò Ugo nell'anima, scagliò a terra l'azza, e rise.
E veramente per la prima volta sghignazzò.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Come Ugo era accorso nella cappella?
Rifacciamo un po' di cammino, tornando al luogo della battaglia. Lasciammo Ugo, sbalestrato a terra, vicino alla pozza d'acqua, stordito ed ammaccato. Quand'egli ebbe levata la persona e guardato intorno nel bosco folto ed altissimo, vide fanti e cavalli fuggenti per ogni direzione. Non scorse però nè Ildebrandino nè Oberto che volavano a Rupemala per un cammino assai basso e nascosto. Il dolore dell'anima in Ugo la vinse sui dolori del corpo, perch'egli disperatissimo si diede per riannodare tutta quella gente scompigliata, ma invano. Gridavano in cento:—Oh quanti morti! Sarà gran ventura se domani avremo le gole salve dal capestro. Fummo traditi! Messer Baldo e Ildebrandino già lo dissero. Fummo traditi!