—E chi il traditore?
—Traditrice la poca esperienza degli anni in voi.
—Morire domani? Oh non è meglio cercare oggi un ultimo sforzo di vittoria e gloriosa vittoria?
Ma i dispersi erano troppo spaurati dalla gravità del fatto commesso e dai casi della mattina… Ugo gridava… A un tratto ode uno squillo di tromba.—Il segnale ai saluzzesi! Suono come questo non può uscire che dalla tromba di Aimone! Demonio! che suoni di là, dall'altra vita? Non è più tornato! E chi mi disse ch'è morto?—sclama Ugo, e sorge sul suo cavallo e rizza l'insegna, e, mostrando la faccia audacissima e disarmata, chiama intorno a se tre o quattro lance accorrenti, Aroldo, Bonifacio, Eustachio, trova Aimone, muove alle macchie, scavalca, solleva i saluzzesi, e solo si precipita al castello…. Che? Nessuno vorrebbe credere, ma è così! il ponte levatoio calato. Ugo, strappata la scure a un tardo soldato e datagliela sul capo, si mette a lavorare contro il portone, con braccia poderosissime, tanto più quanto più dolorose. Accorrono a lui fanti. L'insidia tremenda! ad un tratto si scuotono i catenoni e il ponte si solleva. Ugo, perduto l'equilibrio, piomba all'indietro e per somma sua ventura, siccome non vi era sbarra, rotola nel fossato.
I fanti volsero le spalle per fuggire, ma il legno inclinantesi all'insù li fece sdrucciolare giù al portone, ove tutti in un fascio si maledirono orrendamente schiacciati. Ugo si abbranca ad uno dei ritti che sostengono il ponte quando sia calato, e quivi, chiamando e richiamando, giunge a farsi porgere una lancia da Bonifacio. Appena in salvo alla riva, non trovando più il suo cavallo, stramazza d'arcione Aroldo, monta sull'animale di quello, comandando:—Sorprendiamo cogli arcieri dalla parte della valle! Aimone! Aimone! Dov'è Aimone? Cercate di lui e dite che suoni a richiamare tutti i duci vicino a me!
Bonifacio osserva:—È troppo tardi! Qui tutto è perduto!
—E che? In tutti un impeto solo!
—Baldo e Ildebrandino vi diranno….
—Per Dio! obbediranno! Io solo sono il capo dell'impresa! Altissimamente lo grido alle castella, io, io! Aroldo, Bonifacio, Eustachio, non credevo di parlare con gente pari vostra!—Galoppa verso il terreno raso, ed alza la faccia… Vede un fumo sollevarsi di lontano.—Il forte d'Ildebrandino! Chi disse di lasciare sguernite le castella? O Gesù!—e con spronate furiose Ugo lancia il cavallo… In quale direzione? Pareva che cento demoni strappassero il freno all'animale, perchè era tormentato innanzi, indietro, a destra, a sinistra, come una cosa pazza.—Qui tutto è perduto!—ripeteva il cavaliero straziatissimo le parole di Bonifacio.—Ed io voglio vittoria!
—Fugge il messere! Il capo dell'impresa!—fischiano dietro ad Ugo
Bonifazio ed Eustachio: e poco dopo Baldo accorre dalla valle.