Ugo lancia il cavallo così da averne mozzo il respiro, lancia e smania! Eccolo al ponte di Ildebrandino: entra nel castello, balza d'arcioni gridando:—Io voglio combattere i nemici! Qui si raggrupperà una fortissima pugna! Suonate tutte le trombe! Tutti i duci vicino a me!

Gli si presenta a terra un ferito, il quale, giungendo le mani:—Per amore della croce, abbiatemi misericordia!

—Dov'è madonna?—supplica Ugo:—Ah!… misericordia a me!

—Non uccidetemi!

—Dico di madonna! Madonna! I nemici!

—Misericordia, gran barone! Il traditore è quello che era all'uscio della cappella! Ho risparmiato anche il veleno per voi, gran barone!

Ugo si caccia per le scale e nelle camere, trova nemici predatori e li combatte. Scompigliati, gli scarsi che avevano tentato la sorpresa, facile dacchè il castello era poco difeso, sono stretti a sgombrare, gridando:—È qui Ugo con cento cavalli!—Ugo, giù ancora per lo scalone, entra nei corridoi incendiati. Oh ecco! vede Ildebrandino ed Oberto. Incalza Ugo:—Ov'è madonna?

Quegli meraviglia spaventato:—I morti tornano!—E questi:—Ugo è risuscitato per mia dannazione!—E tutti e due, facendosi segni di croce, si danno a fuggire, guardandosi alle spalle. Ugo dolorosamente li chiama e li richiama per tutti i santi: poi si mette dietro ad essi, corre, corre… È nella corte ed inciampa. Lo stesso ferito geme:—Abbiate pietà!—Il cavaliero guarda, e vede che quegli ha sul petto lo stemma di Adalberto, e sulla testa sanguinosa la tonsura di chierico.

E quello:—Fate da cavaliero cristiano! Sono sul sagrato!—Era Ingo difatti sotto una finestra della cappella.

Ugo, con subito pensiero religioso, esclama:—Voto una lampada d'oro alla Vergine di Saluzzo!—e facendo sgabello col corpo del ferito, s'aggrappa all'inferriata di una finestra aperta, si strascina su col petto, e ripete:—In luogo sacro voto due lampade d'oro!—D'improvviso una vampa guizza dal sotto in su ad infuocargli i capegli, e un globo di fumo gli soffoca il respiro… Riapre gli occhi: storce la bocca a ricevere aria dalla corte, fa per balzare… No, prima nell'ardentissimo strazio dell'anima raddoppia il voto alla Vergine del cielo:—Quattro lampade d'oro, per quel che ho falto! per quello che voglio fare!—e fìcca gli occhi dolorosi nella cappella, cercando l'altare a cui drizzare la destra…. Imilda è là dentro arrovesciata ed immota!… Ugo balza a terra, strappa di sotto al corpo del ferito un'azza, precipita dove gli pare debba essere l'ingresso della cappella. L'uscio è in fìamme! Lo squassa terribilmente. È chiuso! Tempesta colla scure.