—È così disperato l'amore! Chi ci resiste?
Imilda nascose Ugo nella grotta, andò nella casetta e fu lietissima che mamma Agnese non ci fosse, perchè la stava stendendo dei pannilini in un pratello: i figli di Federigo dormivano ancora, colle membra rotte dal combattimento: Imilda tolse su del pane, dei cibi, delle vesti, e con gran cura involò da un pancone un suo cofanetto prezioso.
Ritornò da Ugo, lo fece rifocillare, lo animò tutto, gli domandò:—Ugo, sei pronto?
—A tutto, purchè tu mi baci!—rispose Ugo.
—Ancora e sempre.
—Ora mi trovo saldissimo.
—Dunque decidi di me.
—Dai morti non ebbi che strazio. Da te viva voglio la felicità! E qual'è? quella degli agi, dell'ambizione, del potere? Tu non sai com'è l'anima mia! come amore, memorie, gelosia, impotenza, strapotenza, come tremendi uragani l'abbiano squassata! Dammi un poco di pace! Io non so dirti…! Prima di tutto, per la salvazione nostra! andiamo dal romito di Malandaggio che non ci conosce….
—E quegli benedica le nostre nozze.
—Poi…. O Imilda, ci abbiamo pensato?—Ugo fu come ghermito da un pensiero.