—E di che temi dopo? Dio sa che tu sei mio, ch'io sono tua. Se così volle per tormentarci, questi istanti audacissimi di vita vincono tutti gli anni!
—Imilda—dubitava fieramente Ugo:—non posso! non devo!
—Come mi ami poco! Ma non vedi? Io fuggo anche da mio padre per te!
—Se vuoi ch'io comandi, comando: fuggiamo!—esultò Ugo.
—Sì, andremo lontano da Adalberto….
—Da Oberto!
—Da tutti! Senti: ho pregato tanto. Oh lo sa la madre mia. Ugo, in questo cofanetto ho i suoi gioielli, fuggiamo lontano…. "Chi siete?" domanderanno. "Siamo esuli." "Di che terra?" E diremo: "Il saracino Alzor disertò le nostre castella sulla riviera ligure." Fuggiamo lontano. O mio Ugo, vivremo lontano da tutti! Ci benedica il romito.
—Affermano i boscaiuoli ch'egli è profeta: ci predirà l'avvenire.
—Ma chi più profeta del mio cuore? Ascolti, Ugo? Morremo d'amore!
Tra le vesti Imilda aveva trafugato anche quelle dei figli di Agnese: Ugo si coperse con quei rozzi panni: Imilda si strinse a lui, dicendo:—Tu hai pane nella bisaccia? Quando sarà finito, lo domanderemo ai boscaiuoli, per pietà d'Iddio.—E s'incamminarono sulla montagna: nel primo torrente in cui s'abbatterono Ugo gettò il suo saio da cavaliero, e le calze, e gli usatti, esclamando:—Mi sento buono!