E l'uomo:—Alzor ci piombò con un lancio da liopardo! O Signore nostro Jesù, per la fede sacratissima del tuo vangelo, ti supplico, ti supplichiamo! Ora ti veggo, o montanaro. Sei pronto tu? Ma non hai la scure neanche tu? Su, istessamente: adopreremo scheggioni di rupi! Su! su, su, tutti alla riscossa, da Susa con messer Oberto capitano e con Adalberto!—e l'uomo si alzò, barcollando.
—Oberto? Adalberto? Ancora sono vivi? Non li straziò oggi il saracino?—imprecò terribilmente Ugo.
—La Iddio mercè, tanta sventura non è ancora avvenuta!—lamentò l'uomo, e fraintendendolo, s'accese nel furore di Ugo:—Da Susa a Saluzzo cogli altri migliori duci, Taizzone, Agobardo, Fulberto, insomma da Susa a Saluzzo si vuol resistere, per la gloria di Maria santissima! Su, su, su! Una spada!… Se non avessi mozza la destra! Se non avessi la donna che mi trascina alla viltà!
E la donna:—Non eravamo rassegnati a morire qui?
—E Oberto, Adalberto?—ridomanda Ugo potentemente.
E l'uomo:—Sapranno resistere! Oh se sapranno!…—e dopo una tremenda pausa:—Se pure un traditore non schiude al saracino i passi delle valli, girando dietro l'alpi e abbattendo ad una ad una le castella vassalle a quei valorosi!
—Ah!—geme Ugo con suono ineffabile.
L'uomo si caccia a piangere, lasciandosi andar giù sul terreno fino ad insozzarsi di mota la fronte.
Ugo fatale invidia quella posizione di massimo avvilimento, ma i suoi muscoli s'inturgidano, la persona si leva audace: egli è invaso da un tremito spaventoso e inciocca i denti pel ribrezzo della febbre.
Succede un momento di terribile ansia.