[188] Nella leggenda di Çakuntalâ presso il Mahâbhârata sono indicate otto maniere di matrimonii indiani, quello ad uso brâhmanico (brâhmah), quello ad uso degli dêi (dâivas), quello ad uso dei sapienti rishi (ârshas), quello a modo di Prâgèapati, cioè fatto col solo intento di ottener prole (prâg'âpatyas), quello ad uso dei demonii celesti (âsurah), quello ad uso dei musici, ballerini ed angeli celesti, cioè il matrimonio per amore, per inclinazione, il matrimonio gandharvico (gândharvah), quello ad uso dei rakshasi o mostri rapitori, cioè il matrimonio fatto col rapimento della sposa (râkshas), e infine il matrimonio a uso de' mostruosi selvaggi antropofagi piçâc'i (pâiçâc'as). Al guerriero erano leciti il matrimonio per amore e il matrimonio per rapimento; i matrimonii a uso de' demonii e de' piçâc'i, ossia la sola congiunzione carnale fatta per violenza o per sorpresa non erano leciti ad alcuno, od al più alle infime caste sociali.
[189] «Ieri a sera.»
[190] «La mia mammina.»
[191] «Mi osservò», ma come chi vuole interrogare.
[192] «Ove.»
[193] «Io ci vado.»
[194] «Bella.»
[195] «Guidamici, indicamelo.»
[196] «Un tantino.»
[197] «Io ne godo.»