[261] R'igveda, X, 85.
[262] Cfr. il Codice diplomatico del regno di Carlo I e II d'Angiò edito dal Del Giudice. Napoli, 1863, vol. I, pag. 45 dell'appendice.
[263] «Lectum genialem (che è il letto matrimoniale) quem biennio ante filiæ suæ nubenti straverat, in eadem domo sibi ornari et sterni expulsa atque exturbata filia jubet, nubet genero socrus.»
[264] Traduco dal Lamarmora, Voyages en Sardaigne.
[265] Anche nella valle d'Andorno (Biellese), sono parecchie fanciulle che portano in varii cestoni il corredo della sposa alla sua nuova dimora. A Monte Crestese, nell'Ossola, una ragazza porta la conocchia; un'altra, il corredo entro una gerla. A Civita di Penne una sola donna, al finire della funzione di chiesa, si avanza col carico di cuscini, lenzuola e coperte nuziali, e accompagna gli sposi alla loro dimora.
[266] Questo arancio de' Sardi può forse rappresentare i pomi d'oro, consueto dono per le nozze eroiche, presso l'antica poesia serba e scandinava.
[267] Anche nella valle d'Andorno, fanno parte del corredo due scodelle e due cucchiai; e la nuova coppia se ne deve servire, finchè duri la luna di miele.
[268] L'uso, come di sopra vedemmo, è intieramente romano.
[269] L'asino.
[270] Così gli Statuti di Firenze del 1415, lib. IV: «Quod nulla domina possit portare vel portari facere, mittere vel mitti facere forzerinos ad domum sui mariti valoris ultra sexdecim florenorum.» Gli Statuti di Perugia (Perugia, 1526) permettono al corredo delle spose due sole vesti di gala (honorabiles). Negli Statuti di Narni (Narni, 1716, lib. III, cap. 67) si concedono soltanto «panni lanæ pro Muliere, duo lecta pannorum, unum soppedanium de ligno.» Più liberali di minuzie gli Statuti di Gallese (Gallese, 1576, lib. II), ove si comprende pure il regalo per lo suocero e per la suocera. «Vestis ricca et zona argentea pro honore sit in arbitrio contrahentium matrimonium. Una reticella serici fini ponderis quinque unciarum, alia vera reticella similis serici ponderis trium unciarum. Lectum unum lanæ seu plumæ, cum capitale ponderis, scilicet lanæ librarum triginta quinque, si plumæ librarum quinquaginta, unum par linteorum sponsalium trium telorum quolibet linteo, justæ et decentis misure; una coperta lanea nova, una capsa lignea seu duo Forzerii lignaminis, una tobalia magna, duo tuballeoli albi, duo torzaroli bombacis, quatros bendoni etiam bambacis, septem toballeoli albi ampli, quinque alii toballeoli extremi, et si sponsa invenerit in domo viri socrum afferat secum unam petiam panni tele septem brachiorum canape, seu lini, si etiam invenerit socerum quod autem sit socer solus debeat secum afferre dictam petiam tele quatuordecim brachiorum: Quatuor subiculus seu camisas foemineas sponsalitias, unum sciuccatorium p. capite et unum toballeolum p. lecto.»