[453] Cfr. Hotmann, Op. cit. «Quod, si a pactione sponsus et sponsa discederent, repudiumque fierit, multabatur is qui causam praebuerat; si sponsa, arrhas in duplum reddere debebat; si sponsus, non repetebat.... Quod si neuter præbuisset causam dissolvendorum sponsaliorum, cessabat huiusmodi poena».
[454] Cfr. Sanctionum ac provisionum inclitæ civitatis studiorumque matris Bononiæ, t. II, Bononiæ 1569 «statuimus et ordinamus quod aliquis vel aliqui dictorum patrum, fratrum, patruorum et aliorum auctoritatem seu curam vel gubernationem habentium domicellaram postquam in sponsas promiserint, seu destinaverint, non audeant vel præsumant ipsas alicui alteri in sponsas promittere vel destinare vel in matrimonio collocare, sub pœna cuilibet prædictorum contrafacienti ducentarum librarum Bon. in quam ipso iure et facto incurrant».
[455] Cfr. Kuhn n. Schwarz, Op. cit.
[456] Chéruel, Op. cit.
[457] Cfr. Du Cange, Op. ed. cit., s. v. Asinus.
[458] Per relazione del prof. Cr. Baggiolini. — E, a motivo della sua singolarità, riferirò pure l'aneddoto di un marito piemontese che la moglie avea battuto in pubblico. «Nel 1858, alla Chiusa di Cuneo, certo M., per soprannome B., panattiere, si lasciò pubblicamente schiaffeggiare dalla moglie. I comuni di Chiusa, Peveragno, Beinette e Boves danno ricetto ad una società di cenciosi, per appartenere alla quale, ognuno deve provare di non avere alcuna camicia, che il cappello sia bucato in quattro punti almeno, i calzoni e l'abito a più repezzi di colori diversi, e che siano privi del necessario per campare. Questa società, che ha i suoi statuti e un proprio capo addimandato il re e residente a Boves, capitando qualche caso di cui facciano cenno i suoi statuti, e quello sopra descritto ne è uno, si raduna tutta nel paese dove il caso avvenne. Nel 1858, si portarono essi pertanto alla Chiusa, in numero di circa quattrocento, sulla piazza del Pallone, e vi si accamparono e attendarono colle loro marmitte. Allora il re, dopo averli arringati, li invitò a fare il debito loro, chiudere cioè, prima la bottega del M., apporvi i sigilli ed innalzarvi davanti come una barricata di letame. Messe poi le guardie, perchè non fosse distrutta l'opera loro, gli altri si facevano regalare dagli abitanti il vitto, promettendo restituzione. Ma questa non venne mai, ed il M., dopo otto giorni d'inferno, non aiutato punto dalla polizia, che, per rispetto alle consuetudini, lascia fare, dovette discendere a patti col re, sborsargli una grossa somma di denaro, e consegnargli molti ettolitri di grano e di vino, senza del che non avrebbe potuto liberarsi». Per relazione di mio fratello Luigi, ispettore delle tasse, in quegli anni, esattore alla Chiusa.
[459] Cfr. Mittermaier, Op. cit.
[460] Cfr. Chéruel, Op. cit. Vi si cita pure il caso di Carlo V, che prese parte ad uno di tali baccani nel 1392, e per la pece che aveva addosso, corse rischio di bruciar vivo. Del charivari o chiarivarium, chalvaricum francese così parlavano (presso il Du Cange, Op. cit.), gli Statuti Sinodali della Chiesa d'Avignone nel 1337: «Cum sponsæ ad eorum traducuntur hospitia de ipsorum domibus bona more prædonum rapiunt violenter, pro quibus pecuniarias ab invitis redentiones extorquent, quas expendunt in scurrilitatibus et comessationibus inhonestis, quæ Malprosiech damnabiliter appellant.... faciunt ludos obnoxios, quos ut eorum verbis contra honestatis labia utamur in placitis nominant Chalvaricum». «Qui dum contingit viros aut mulieres ad seconda vota pertransire et matrimonialiter conjungi, et dum in Ecclesiis matrimonia fidelium et benedictiones nubentium celebrantur sponsum et sponsam circumstantes vociferando percutiunt.... quod ipsi tales derisores, raptores divini, perturbatores officii et sacramentorum officia contemnentes, Chalvaritum in vulgari facientes seu fieri procurantes, a prædictis excessibus penitus et omnino desistant sub pæna excommunicationis».
[461] Cfr. Muratori, Op. cit.
[462] Cfr. Martigny, Op. cit.