Riceve il miglior marito,
Quella che sa meglio filare[236].

Un altro de' doni nuziali più caratteristici, è il cinto, cingolo, centurino o cintone, o nastro, o zona che si voglia addomandare, onde le nostre spose si ricingono la vita mentre vanno pomposamente vestite al tempio.

Talora, invece del semplice nastro, le spose portano un grembiale; ond'è, che fra i doni nuziali, ora troviamo un nastro, ora un grembiule, e che le espressioni solvere zonam e sciogliere o far cadere il grembiule valgono il medesimo.

Il Symes[237], sullo scorcio del secolo passato, notava nell'Indo-Cina, fra gli altri doni nuziali alla sposa quello di tre tubbeck o cinture. E la cintura non mancava alle spose indiane, greche, romane[238], celtiche; ma forse l'avevano in proprio; che, in Francia, invece, fosse consueto dono dello sposo, lo si può supporre dal Jeu de Robin et de Marion nella pastorale di Adam de la Hale[239]. È nota la virtù attribuita dalla leggenda germanica alla cintura delle fanciulle. Brunilde, finchè questa non si scioglie, è prodigiosa; caduta questa, riesce una donna come le altre[240]. E alla cintura nuziale allude pure un canto popolare dell'Estonia, ove la leggendaria Salma va dicendo allo sposo da lei eletto: «Caro giovine, caro fidanzato, tu m'hai dato il tempo di crescere, dammi ancora quello di vestirmi. L'orfanella si veste con fatica; essa è lenta, la povera, a cingersi la cintura[241]

Meno importanti i doni della sposa allo sposo, e meno significativi: così non credo che la cintura a fil d'argento e perle tessuta dalla sposa di Zante[242], secondo il canto popolare, allo sposo, abbia un simbolo speciale[243]. La camicia vedemmo già per qual desiderio di raccomandarsi la sposa regali al suo fidanzato; e d'altri doni molto caratteristici che si facciano allo sposo io non so; nè il canto russo[244] che accompagna una di cosiffatte donazioni li determina:

Per la città, per la città sono incominciati i suoni,
Nel gineceo, nel gineceo si portarono i doni,
Faceva doni, faceva doni la giovinetta:
Accogli, o signore, i doni, accogli i doni, o bravo giovine,
E contro i doni miei non isdegnarti,
I doni miei, i doni miei son magri,
Le mie nozze, le mie nozze non sono d'importanza.

Più larga si mostra la sposa verso il procolo; verso la sposa poi abbondano di generosità, oltre lo sposo, i parenti e gli amici di lui e di lei; di maniera che, ove questi sian molti, la sposa per le sue nozze ha quasi da farsi un corredo. In qualche raro luogo, interviene pure fra i donatori il prete, che altrove e per lo più, sull'esempio indiano, ripete, per contro, un regalo per sè. Presso il Lago Maggiore, alla sposa che viene a visitarlo, il parroco offre danaro, ed in Como era l'uso, forse vivo ancora, che il vescovo inviasse la magnifica palma che gli viene offerta per la settimana santa, alla prima sposa nobile che s'impalmasse dopo la domenica delle Palme.

Presso il Lago Maggiore, la guidazza o pronuba regala alla sposa danaro o tela da camicie. A Monte Crestese, nell'Ossola, mentre dura il finto piagnisteo in casa della sposa, per la vicina separazione, una vecchia, alla quale danno nome di landa, prende il grembiule della sposa all'ingiù, e fa con essa che piange o finge di piangere, un giro davanti a tutti i parenti ed amici, i quali gettano i loro doni nel grembiule. A riva di Chieri, quando una povera giovine si marita, i parenti delle due parti vanno presso i ricchi e dicono loro: Noi vi invitiamo pel giorno, ecc., se voi volete venire a regalare la sposa. Quelli che accettano si recano all'ora fissata presso la sposa, l'accompagnano in chiesa e quindi alla sua nuova dimora. Colà giunta, essa si mette sulla soglia, tiene con una mano rialzato il grembiule e con l'altra una borsa, e le donne mettono nel grembiule una camicia o qualche altro abito che, fino a quel momento, portarono sul braccio; gli uomini offrono danaro; se essi lo mettono nella borsa, la sposa deve dividerlo con la famiglia; se lo mettono in seno alla sposa, rimane esclusivamente per lei. I donatori hanno diritto di baciare la sposa. Così nei paesi montani dell'Abruzzo Teramano, mentre gli sposi stanno a sedere, gli astanti si baciano e versano danaro in un fazzoletto disteso apposta presso di loro. A Vistronio, nel Canavese, la sposa impalmata usava sedersi sui gradini esterni della chiesa, e lasciarsi baciare da quanti deponevano danaro sul piatto ch'ella teneva in mano.

Or questa cerimonia del bacio alla sposa è certamente antica, e vige ancora, sotto forma alquanto diversa, in alcuni paeselli della valle di Susa, dove quanti incontrano la sposa mentre ella esce di chiesa hanno diritto di baciarla, all'Allumiere, presso Civitavecchia[245], nella Sardegna di mezzo e settentrionale[246] e altrove; ma non vien detto e non ebbi modo di sapere se il bacio vi sia mercato come a Riva di Chieri, nell'Abruzzo e nel Canavese, o gratuitamente concesso, in obbedienza alla consuetudine.

Ma, per tornare ai doni, recherà meraviglia che tanti abbondino ancora in Italia per nozze, quando i nostri Statuti concordemente intesero a rimuoverli; egli è che, se ora la liberalità è ancora molta, in passato essa era immensa e fuor d'ogni consiglio; temendosi pertanto che il fasto di un solo giorno nuziale portasse la miseria nelle famiglie, si posero decreti a frenarli; poichè non si trattava di far donativi alla sposa, alla maniera di Aureliano, presso Flavio Vopisco[247], e di tutti i principi antichi e moderni che sono liberali, per le nozze da loro combinate, della sostanza pubblica, ma di impoverire solamente sè stessi, volendo ornare sovra ogni altra donna la nuova sposa. Ma la legge statutaria, nel voler togliere via uno scandalo, esagerò senza dubbio la restrizione de' doni, e, per ciò ch'ella aveva di eccessivo, non fu osservata, mentre l'abuso massimo, che forse intendeva ferire, cessò del tutto.