Sul grembo, spesso in Italia, il grembiale; le calze, ora bianche, ora rosse; le scarpe ora rosse addirittura, ora legate con nastri di seta scarlatta.
Nell'India, vestendosi la sposa, si diceva: «le dee, che questo (abito) hanno filato, tessuto e disteso e piegatine intorno i lembi, ti vestano fino alla vecchiaia. Vivendo a lungo, vestiti di questo. Con quell'attrattiva che è ne' dadi e nelle bevande spiritose, con quell'attrattiva che si trova ne' figli, con quell'attrattiva che ha una coscia ignuda, con quella, o Açvin, ornatela. Così noi orniamo allo sposo suo questa sposa; la rallegrino di figli Indra, Agni, Varuna, Bhaga, Soma.»
L'attenzione si fermò assai meno sopra gli abiti dello sposo; pure si può notare che trionfa anche in essi il color rosso, per lo stesso simbolo che di sopra ho accennato. Attorno al cappello, al braccio, alla vita, alle calze, alle scarpe splendono nastri rossi; ama i fiori anche lo sposo, ed ove usano le ghirlande o le corone, s'inghirlanda o s'incorona; ed ove usa il velo ei si lascia velare.
II.
Lo sposo arriva.
Solo, difficilmente ei s'arrischia; lo accompagna, per lo più, il procolo o il camerata e talora una intiera brigata di giovani, fra suoni, grida, spari di pistoloni o schioppi. I ragazzi, al solito, gli fanno contrasto; ma di questi impedimenti nuziali vedremo, di proposito, in un prossimo capitolo. In Sardegna, lo sposo viene accompagnato dai paraninfi e dal prete del villaggio, specie di mezzano. Appena la sposa vede arrivare lo sposo si getta ai piedi della madre, e, piangendo e singhiozzando, ne invoca la benedizione. Ne' dintorni di Fenestrelle, in Piemonte, lo sposo muove con tutto il parentado, e, secondo la espressione popolare piemontese, trova sempre, alla dimora della sposa, l'uscio di legno[294], che vuol dire la porta chiusa. Quei di fuori fanno alcuni bizzarri complimenti, spesso in rima, ai quali rispondono, dopo avere aperto, ed essere state ritrovate, dove stavano con essa nascoste, le amiche della sposa. Questi dialoghi fra gli amici dello sposo e le amiche della sposa sono popolari all'uso indo-europeo; e noi conserviamo ancora il canto relativo de' Brettoni, e quello degli Albanesi. Ma, presso i Brettoni, canta per la fanciulla e per le sue compagne, il loro avvocato che si chiama breutaer; il bazvalan o procolo, arrivato coi compagni dello sposo, a cavallo, nel cortile della sposa, la invita col canto ad uscire; il breutaer risponde; finito il dialogo fra loro, lo sposo coi compagni resta fuori; il bazvalan viene introdotto e siede un istante a tavola; dopo di che, il bazvalan discende a pigliare lo sposo[295].
Presso gli Albanesi di Calabria, mentre le compagne finiscono di vestire la sposa e la porta sta sempre chiusa, arriva lo sposo co' suoi e dicono[296]:
Rondinella dal bianco collo,
Apri tosto, e mi ti mostra,
Chè ti è venuto l'amante alla porta.
Le donne rispondono maliziosamente dal di dentro:
Zitti, via, che è impedita,
Abbiamo la biancheria nel bucato,
Abbiamo il pane al forno;
Quanto ne lo leviamo, e poi vengo.