Non la lascio, e non la rimuovo,
Chè io per me la voglio.

Vedendo una parte delle donne disperato il partito, salutano la sposa e la benedicono in nome de' suoi parenti:

Prendi tu dunque, sorella mia,
Prendi il saluto dalle compagne,
Dalle compagne, o dalle vicine.
Prendi la benedizione di tua madre,
Di tua madre, e del padre tuo.

L'altra parte si volta dolorosamente verso la madre in nome della sposa che, tutta occupata del suo dolore, non può più parlare:

Che ti ho io fatto, o madre mia,
E mi rimuovi dal tuo seno,
Dal tuo seno, e dal tuo focolare?

Ma la madre, che nell'uso popolare indo-europeo non accompagna mai la figlia nè alla chiesa nè al banchetto, perchè deve stare in casa a piangere, soffocata dalle lacrime, non può nulla rispondere; e neppure il vecchio padre. In nome loro pertanto una parte delle donne benedice la sposa:

Abbiti la benedizione tu, o figlia,
Vanne come il sole quando esce.
I nostri nomi nei tuoi figli
Si ripetano, e sieno onorati,
Quando noi saremo trapassati.

Questi rimproveri che la sposa addolorata volge alla madre sono pure assai poeticamente resi in un canto popolare russo. Lo sposo arriva co' suoi compagni a cavallo, secondo la consuetudine più universale all'uso indo-europeo; la sposa inquieta interroga la madre, che, per mezzo di vaghe risposte, si studia, come può, di allontanare dalla figlia il dolore che le sovrasta; ma, quando la compagnia entra in casa e si stacca dal muro la sacra immagine, innanzi alla quale si devono gli sposi prosternare per essere benedetti, anche la madre si unisce a benedire:

— Madre, perchè nel campo c'è la polvere?
Signora, perchè nel campo c'è la polvere?