Questo anello si mette, come è noto, al quarto dito, chiamato perciò anulare, cui nel medio evo si reputava corrispondere una vena del cuore. Secondo un rituale della chiesa di Rheims, il prete provava l'anello sulle tre prime dita, recitando per ciascun dito una formula ripetuta dal fidanzato, e al quarto dito si fermava con un'altra formola[323]. Ma conviene che lo sposo abbia alcuna avvertenza nel mettere in chiesa l'anello alla sposa; poichè la sposa trae pronostici dalla maggiore o minor violenza con cui lo sposo l'inanella; se lo sposo canavesano e il perugino introduca, per esempio, l'anello al di là della seconda congiuntura nel dito della sposa, questa deve rimanere avvertita che lo sposo sarà un tiranno domestico e che la bastonerà. Grande sventura poi il perdere l'anello nuziale; in Germania, de' due sposi morrà primo quello che avrà perduto l'anello; e, nel Perugino, si dice che starà tanti anni nel purgatorio colui che avrà perduto l'anello nuziale.


IX.
Communione di cibi e di bevande.

Vi ha un proverbio francese che dice: Boire et manger, coucher ensemble, c'est mariage ce me semble. Questo proverbio si riferisce evidentemente all'uso di far bere e mangiare gli sposi insieme, uso che diede luogo nel medio evo a parecchi abusi[324].

Nell'India vedica, si versava sopra le mani de' due sposi unite una doppia manata di grano arrostito.

Fra i Parsi, mentre gli sposi si danno la mano, il maubad versa loro sopra le mani unite riso e frumento.

La romana confarreatio, che consacrava le nozze, doveva avere il medesimo significato, ossia rappresentare la communione di ogni bene fra gli sposi.

La confarreazione si celebrava nel cospetto del Pontefice, del Flamine e di dieci testimonii. Le Vestali preparavano un minestrone di farro con cui si aspergeva la vittima simbolica del sacrificio nuziale. Di quello stesso farro facevasi un pane del quale entrambi gli sposi doveano mangiare.

In alcuni cantoni della Brettagna, il prete taglia una fetta di pane bianco e lo spezza fra gli sposi; quindi versa vino in una tazza d'argento, che lo sposo beve in parte, passando il resto alla sposa.

In Russia, gli sposi, per un antico uso ereditato forse dai Greci, che lo hanno pure conservato, si scambiano tre volte in chiesa il calice contenente vino; l'ultima goccia dev'essere bevuta dalla sposa, la quale intende così di volere, in seguito, vuotare, rassegnata il calice delle amarezze[325].