Vui, signura spusa, iv presentruma ün giandus furà;
Quand l'om a veña a batve, pié la val di prà.
Se chila as tröva lesta,
As campa giü d'la fnesta,
S'as tröva d'sgagià,
A pìa la val di prà.[406]

Questo tra i canti che suonano alle mense nuziali è de' più decenti; ma le caste orecchie della musa non potrebbero tollerare certi sguaiati strambotti che si permettono oggi ancora nelle campagne marchigiane i buffoni alle nozze; come neppure certe uscite smodatamente allegre, con le quali la compagnia tentata dai fumi del vino, promuove in ogni rustico banchetto il rossore sul volto alla giovine sposa. Tempo di nozze, tempo di ciarle, dice un proverbio piemontese[407]; ma poichè la ciarla è di rado innocente, poichè la procax fescennina locutio evocata da Catullo[408] non si tace, poichè invano gli Statuti comunali italiani, a correggere gli scandali, vollero ridurre il numero de' convitati permessi ne' banchetti nuziali[409] a proporzioni modeste, la madre addolorata e le vergini sorelle e parenti e compagne della sposa se ne astengono quasi sempre, più per naturale pudore, che per obbedienza al precetto degli antichi padri della Chiesa, i quali non si stancavano di predicare contro l'indecenza de' banchetti nuziali. Fin dai tempi di Varrone solevano i ragazzi soffiare alle orecchie della sposa novella i motti più insolenti ed osceni[410]; chè, se i doni dello sposo li facevano spesso tacere, a quel comprato silenzio non di rado seguiva il pianto della povera sposa oltraggiata e delle stesse compagne che le erano date per farle coraggio. Prætextatis, dice Festo, nefas erat obsceno verbo uti, quasi che il far dire cose oscene ai soli fanciulli non fosse delitto assai più grande.


LIBRO TERZO


IL MATRIMONIO SI CONSUMA


I.
Si prendono gli augurii.

Nell'uso nuziale indo-europeo, il matrimonio è un sacramento, assistito da una caterva di iddii. Essi, come primi sposi, ammaestrano e proteggono i mortali che si avviano alla vita coniugale. L'inno vedico ci descrive un matrimonio solare, e la compagnia di quelle nozze celesti diviene quindi la proteggitrice delle nozze terrene. In Grecia, a Roma, in Germania, negli stessi usi cristiani, ove Cristo e la Madonna figurano talora ad incoronare i novelli sposi, si ha il medesimo intervento della divinità, auguratrice di lieti e fecondi connubii. Ma il maggior lusso di iddii o genii evocati a render propizie le nozze si osserva nell'antico uso romano. Quanto più l'Olimpo romano appare povero per sè, tanto maggiore fu ne' Romani lo studio di popolarlo con esseri al tutto immaginarii ed allegorici. Lasciando stare Talassio, Giunone e Diana, dio e dee agli sposi popolari ed accettissimi, si finse un iddio per ogni funzione del rito nuziale, come gli antichi Indiani per ciascuna di tali funzioni aveano una propria formola; onde i lamenti di Sant'Agostino, nella sua Città di Dio[411].