Le fanciulle e il capo di casa, muovendo di nuovo incontro, domandano:

Quala völi vui?[17]
Lantantirulirulena, ecc.

La risposta dell'ambasciatore non è sempre la medesima; ora egli dice che vorrebbe la bionda, ora la bruna, ora la più bella e così via finchè il giuoco si stanca. Le fanciulle interpellano l'ambasciatore sul mestiere dello sposo che fa domandare la loro compagna:

Che mestè farála?[18]
Lantantirulirulena, ecc.

Qui pure la risposta dell'ambasciatore può essere varia; ora la sposa è destinata a diventare principessa, ora fruttivendola, ora qualcosa di meno, secondo l'umore variamente burlesco dell'ambasciatore. Ma non di rado avviene che il giuoco si guasta e la partita si scombina, poichè la fanciulla si sente offesa di essere chiamata ad un mestiere troppo vile. Allora si mettono in mezzo i pacieri e si studia di placarla col rifare il giuoco ed invitarla a nozze più illustri. Le fanciulle e il capo di casa ripigliano le loro domande, una delle quali sopra la dote[19] che il marito intende fare alla sposa. Dopo alcune altre domande e risposte, il capo di casa e le fanciulle lasciano andare la fanciulla eletta alle nozze con le parole sacramentali:

Piévla püra ch'a l'è vostra[20]
Lantantirulirulena, ecc.

L'ambasciatore la mena con sè e tutti, fanciulli e fanciulle, che pigliano parte al giuoco, formano un circolo e girano, mettendo grida di gioia, poichè la sposa è fatta.

Io suppongo che questo animatissimo giuoco dei fanciulli piemontesi sia di origine celtica, per la gran parte che nelle nozze assume l'ambasciatore[21]. Il giuoco riproduce, al vivo, tutta una chiesta nuziale alla maniera celtica, sebbene la chiesta stessa, in genere, e le danze che la conchiudono siano conformi a tutto il rito indo-europeo.

Probabilmente, in Piemonte, appena l'uso celtico, che dura pur sempre tra i Bretoni, si andò perdendo, divenne un giuoco da fanciulli.