Matrimoni e vescovati son dal Cielo destinati, questo già si sa, ma in Corsica non si contentano, come i babbi e le mamme in generale, di dare una mano al destino; vorrebbero rendersene padroni addirittura, e tenaci negli amori come negli odii, il desiderio di perpetuare i primi, muove talvolta i genitori a fidanzare fino dalla culla i loro figliuoli. Seduta presso la culla della sua bambina, la madre còrsa vagheggia col pensiero il giorno in cui la vedrà sposa felice, e cantandole la ninna-nanna descrive i costumi nuziali del suo paese.

Recherò qui alcuni versi di una di queste canzoni singolari, che ne compendia i principali, e mi servirà quasi di testo.

Quandu anderetti sposata
Purteretti li frinèri[501]
N' anderetti incavalcíata
Cun tutti li mudracchèri[502]
Passeretti insannicciata[503]
A caramusa imbuffata.[504]

Lu sposu n'andrà davanti
Cu li sò belli cusciali
Vi saranno tutti quanti
Li sò cugini carnali
Alla Zonza di Tavèra[505]
Vi faranu la spallera[506].
Quand'arrivate a lu stazzu[507]
Duve avete poi da stani,
Surterà la suceroni,
E bi tuccherà le mani;
E bi sarà presentatu
Un tinedru di caghiatu[508].

Frequenti sono i matrimoni fra consanguinei e si considerano come i meglio auspicati: — L'equa core e lu sangue strigne, sogliono dire, e: — Fra i nemici la spada, fra i parenti l'amore.

I costumi patriarcali dell'isola favoriscono queste unioni. In molti paesi i giovinetti e le fanciulle si dilettano de' giuochi che simboleggiano le nozze o almeno l'amore. Non soltanto come altrove nella stagione quando il cuore sembra aprirsi ai dolci affetti, ma in ogni lieta solennità si porta in giro un albero fronzuto, si pianta dinanzi alla casa delle belle, e lì canti e suoni senza fine. Altre volte, e specialmente per S. Giovanni, invece di piantare lu macchiu, si brucia un tronco e spesso un albero intiero, fanciulle e giovinetti intrecciano le danze intorno alla grande fucaraja, e prima di separarsi si abbracciano cordialmente salutandosi col nome di compari e comari di abruschiu[509].

Questi ed altri simili giuochi amorosi sono più frequenti nella valle del Tàravo e nei monti del Coscione ove è maggiore la innocenza dei costumi, e dove i matrimoni si sogliono contrarre in più tenera età.

Appena una ragazza tocca i sedici anni, se è niente niente belloccia e non le si conosce alcun amoretto, le comari brontolano queste od altre parole: — Ogni scuffiaccia bole la sua barittaccia, e quest'occhiu di sole, questo specchiu d'e zittelle non avrà il suo innamuratu! — E i poveri genitori si sentono rintronare il poco gentile proverbio: — Donne e vinu sbruglia magazzinu. — E la mamma che si strugge di trovare un buon marito alla figliuola, intanto che lo cerca, le ricorda i sacramentali proverbi: — Donna di finestra, donna disonestaDonna di specchiu distrughie la casaAlla donna pazza piace più lu cembalu che lu frenu.

Nè dal canto suo il babbo si dà pace, finchè non vede il figliuolo colla sua brava sposa al fianco e gli va ripetendo: — Dona bona, bale più che uno casaleDona da bene val più di ogni beneDona bona bale una corona — ed altre massime simili, tanto che, persuaso alfine che Senza moglie a lato l'uomo non è beato, e che — Chi ha la dona a lu locu ha vinto lu jocu[510] — si decide a scegliere una compagna.

Nulla dirò dei pronostici, giudizj e pregiudizi che guidano questa scelta, nè del modo di fare la domanda, o del ricambio dei doni nuziali, chè ciò menerebbe per le lunghe, correndo grande varietà fra i diversi cantoni e, come dicono gli stessi isolani: — In Corsica tanti paesi e tante usanze.

Il Valery ne cita una singolarissima. Egli afferma che a Bastèlica fino al 1817 non si soleva celebrare nozze in chiesa se non per la Madonna di agosto, lo che non impediva che in ogni tempo, e più specialmente durante la vendemmia, si facessero solenni promesse di matrimonio, suggellate da una festa domestica detta dell'abbraccio, perchè tutti gli astanti avevano diritto di abbracciare la sposa, la quale dopo il ballo se ne andava a convivere collo sposo, aspettando l'agosto seguente per santificare l'unione.