—Volevate farmi morire!—le dissi stringendo la mano ch'ella m'aveva pòrta: una mano inverisimilmente piccola.

Ella sorrise; ritirò la mano; e stette immobile, con la testa abbassata.

Al lume incerto delle stelle osservai ch'ella aveva dei capelli crespi straordinariamente fini e abbondanti. Con una mano ripresi la piccola mano, con un braccio le cinsi la vita e l'accostai a me fino a sentire sul petto la molle pressione del suo seno. Poi le scoccai un bacio sul collo, travolto da un nembo di voluttà.

Ella rialzò il capo e mi chiese, incredula:

—Come è possibile che voi mi amiate?

E fece atto di volersi scostare.

—Sono due giorni che non vivo più. Ho bisogno di voi come dell'aria che respiro!—risposi con un soffio di voce.

—In fondo a voi non c'è l'amore, c'è l'indifferenza, e forse anche il disprezzo. È questa la verità.

Io negai, reciso.

Ma ella proseguì: