Misero me! Ciò che soprattutto mi aveva colpito, osservando la figura morale di lei, non era forse quel profondo marchio di sincerità che improntava ogni sua manifestazione? Ciò che m'aveva intimamente toccato, non era quella totale rinunzia ad ogni speranza, quella rassegnazione spruzzata quasi di sprezzo e di scherno, ma grondante di segrete lacrime amare?—Come una di quelle creature a cui i soverchi pesi della vita e i procellosi urti della sventura han logorate e svigorite le molle del volere, ella era venuta a me quasi senza resistenza, illudendosi forse per un attimo di potersi scaldare a una fiammata di affetto. Aveva un istante creduto alle mie ribalde parole; e m'aveva aperte le braccia.—Ma appena io, vergognandomi di me stesso, m'ero levato e codardamente allontanato,—ella aveva incrociate le braccia sul suo smunto seno, ed aveva abbassata la testa: rigida e muta come una statua di pietra.
Ed era costei quella a cui, per supremo oltraggio, attribuivo ora una bassezza che solo la mia mostruosa perversità poteva concepire!
Oh come accanto a me appariva ella grande, nella coscienza della propria irreparabile abiezione e nell'austera fierezza del proprio sdegno!
E come invano io annaspava e lottava per distornar dal mio capo la giusta e severa condanna!—Mani e piedi incatenati dovevo, co' miei occhi, assistere al mio perpetuo supplizio!
Perpetuo, mi dicevo. E tuttavia non credevo, non mi risolvevo a credere.—Chi sa! Il pauroso essere ancora non era venuto alla luce. Appena esisteva nel grembo di lei come informe embrione privo di coscienza, e che nulla aveva di umano. Se la Natura, provvida, prima che raggiungesse il suo completo sviluppo, l'avesse distrutto? O se la mano di colei, in un istante di criminosa demenza, si fosse rivolta, per odio a me, contro il frutto delle proprie viscere?
Ma infine un'altra via mi restava: una via obliqua e obbrobriosa, ma facile e sicura.
Il tremendo segreto era posseduto da una sola persona al mondo dopo di me: e costei non era degna di fede!
Impunemente io avrei potuto rinnegar la paternità di quell'essere. Davanti a tutto il mondo avrei potuto giurare, con la fronte levata, senza arrossire, senza battere ciglio. Avrei potuto rimaner l'unico testimone della mia infamia: e vivere, come tanti miseri fanno, stringendo un losco mercato con la propria coscienza.
Chi sa!
Il tempo avrebbe, forse, mitigata l'acre acerbezza di tutte quelle cose. Io mi sarei allontanato da quei luoghi e da lui. Mi sarei ricacciato in braccio all'Arte ed ai miei folli sogni.—O forse, ribellandomi arditamente alla schiavitù di quel selvaggio feroce egoismo a cui avevo fino allora aggiogata la mia esistenza, mi sarei innalzato ad una più nobile visione della Vita: mi sarei tuffato nelle pure e fresche correnti di un sublime ideale altruistico: avrei ad esso votato tutto me stesso: fino all'ultima stilla di sangue: e avrei così ricomprata la mia dignità d'uomo e la mia pace….