Scoccavano le undici, quando mi tolsi di là per incamminarmi verso casa.
La luna, di recente apparsa, spandeva dall'alto dell'opaco azzurro sulla costa e sulla macchia del paese la sua bianca e fredda luce.
Salire su per lo stradone squallido, sotto la bianca e fredda luce; riaprire il cancello stridulo, e ridestar gli echi della villa dormente, doveva essere una cosa carica d'immensa tristezza.
Col piede sul gradino del cancello mi arrestai, la testa nelle mani, esitando.
Poi mi feci animo: sospinsi il battente, traversai, come un ladro, lo spazio ghiaioso, ed affrontai la lunga scala.
La voce del cucùlo che cantava nascosto nel folto dell'oliveto; una folata di vento che passò sul mio capo improvvisa facendo stormire gli alberi; una foglia secca che cadde, roteando, a' miei piedi: tutto ciò mi riempì di spavento. Quando giunsi sul terrazzo, e potei co' miei occhi accertarmi che il sedile sotto il mandorlo era vuoto, respirai.
Già in fondo alla scala avevo trasalito, al pensiero di trovarvi mio fratello immobile, con le mani conserte, come un giudice, a domandarmi ragione!
VII.
—Quello che la vostra coscienza vi suggerisce!—proferì la vecchia, intimidita forse dalla ostilità del mio atteggiamento.
Cavai il portafogli, e ne estrassi un grosso biglietto di banca.