Che cosa dunque sarebbe stato di me s'io l'avessi un giorno incontrata?
Pure anche questo era accaduto!
Un unico pensiero: salvarmi fuggendo.—Ma un bisogno più possente aveva vinto. Ed io m'ero sentito trattenere da una mano di ferro, e cacciare innanzi, come alla morte.
Così l'immagine, più detestabile della morte medesima, mi si era impressa negli occhi. Sempre la vedevo. E pensavo, perduto:
—Che ti rimane oramai?
Un mattino che avevo sorpreso Giovanni nel mio studio e m'ero udito chiedere, con una voce che passava le viscere, l'elemosina d'una parola che gli rivelasse il mistero,—Lasciami!—avevo risposto,—Son scivolato nel fango. E non mi levo più!
Ero come coloro che un morbo incurabile affligge: i quali, pur assistendo al progressivo dilatarsi del male, pur non nutrendo illusioni sul proprio stato e sulla propria sorte,—stanno tuttavia attaccati alla vita perchè quel tenue filo ve li lega ed essi non trovano in sè il coraggio di spezzarlo.
VIII.
Appena restai solo in faccia alla realtà, caddi in un abbattimento mortale.
Ma sulla sera improvvisamente mi levai, pensando che l'ora di agire era venuta.