E attendendo che qualcuno venisse ad aprirmi, mi domandavo se la decisione fosse veramente stata improvvisa o non piuttosto maturata assai prima, nelle più oscure cavità del mio essere, fino dal giorno che avevo incominciato a temere l'evento.
Una fanciulla bionda aperse, con in mano una lucerna a petrolio; e mi fece passare in una piccola sala dov'erano due poltrone, un divano, un tavolo ed uno specchio alto, con mazzi di fiori finti a' lati della cornice dorata. M'invitò ad accomodarmi, posò il lume sul tavolo, ed uscì.
Nell'istante che rimasi solo, alzando a caso gli occhi, mi riconobbi nello specchio, e raccapricciai.—Sono io conscio di me?—pensavo a capo chino.
Una voce gridò:
—Fuggi!
Ed io mi slanciai, per fuggire.
Ma la chiamata stava già davanti a me, sulla soglia.
—Fate andar via questa fanciulla!—pregai, vedendo che la tenera creatura, ritta accanto al tavolo, non si moveva.
Quando fummo soli, ed ella intese ciò ch'io voleva da lei, si turbò forte.
—Chi vi dette questo coraggio?,—mi fece, bianca come un cencio lavato.