Intanto inoltravano, e la valle allargavasi, assumendo carattere meno spaventoso. Verso sera, trovaronsi sulle montagne, in mezzo a scopeti. Da lunge, intorno ad essi, il campanaccio degli armenti, la voce de' mandriani eran l'unico suono che udir si facesse; e la dimora de' pastori l'unica abitazione che là si scoprisse. Sant'Aubert notò che il lecce, il sovero e l'abete vegetavano per gli ultimi sulle vette circostanti. Ridente verzura tappezzava il fondo della valle. Scorgeasi nelle profondità, all'ombra di castagni e querce, pascere e saltellare grosse mandre, disperse od aggruppate con grazia; taluni animali dormivano presso la fresca corrente, altri vi spegnevano la sete, ed altri vi si bagnavano.
Il sole cominciava ad abbandonare la valle; i suoi ultimi raggi brillavano sul torrente, ravvivando i ricchi colori della ginestra e delle eriche fiorite. Sant'Aubert domandò a Michele quanto fosse distante il casale di cui avevagli parlato, ma esso non potè rispondergli con esattezza. Emilia cominciò a temere avesse smarrita la strada; non eravi ente umano che potesse soccorrerli, nè guidarli. Avevano lasciato da lunga mano dietro a sè e il pastore e la capanna, il crepuscolo scemava ognor più, l'occhio nulla potea discernere tra l'oscurità, e non distingueva nè casale, nè tugurio; una riga colorata segnava solo l'orizzonte, formando l'unica risorsa de' viaggiatori. Michele si sforzava di farsi coraggio cantando ariette, che per vero dire, non valevano molto a scacciare le idee lugubri, ond'erano occupati i viaggiatori.
Continuarono a camminare assorti in quei profondi pensieri cui seco traggono la solitudine e la notte. Michele non cantava più, e non si udiva che il mormorio della brezza nei boschi, nè si sentiva che la frescura. D'improvviso furono scossi dallo scoppio d'un'arme da fuoco; Sant'Aubert fece fermare la carrozza, e si pose ad ascoltare. Il romore non viene ripetuto, ma si sente correre nella macchia. Sant'Aubert prende le sue pistole, e ordina a Michele di accelerare il passo. Il suono di un corno da caccia fa rimbombare i monti; Sant'Aubert osserva, e vede un giovine slanciarsi nella strada, seguito da due cani; lo straniero era vestito da cacciatore; un moschetto ad armacollo, un corno alla cintura, ed una specie di picca in mano, davano una grazia particolare, alla sua persona, secondando l'agilità dei suoi passi.
Dopo un momento di riflessione, Sant'Aubert volle aspettarlo per interrogarlo sul casale cui cercava: il forestiere rispose che il villaggio era distante solo una mezza lega, che vi andava egli stesso, e gli avrebbe servito di guida; Sant'Aubert lo ringraziò, e colpito dalle di lui maniere semplici e franche, gli offrì un posto in carrozza. Lo straniero ricusò, assicurandolo che avrebbe seguito le mule senza fatica. « Ma voi sarete alloggiato male, » soggiuns'egli; « questi montanari sono gente poverissima; non solo non conoscono lusso, ma mancano eziandio delle cose reputate più indispensabili. — Mi accorgo che voi non siete di questo paese, » disse Sant'Aubert. — No, signore, io sono viaggiatore. »
La carrozza si avanzava, e l'oscurità crescente fe' meglio conoscere l'utilità di una guida; i sentieri poi che s'incontravano spesso, avrebbero aumentata la loro incertezza. Finalmente videro i lumi del villaggio: si distinsero alcuni casolari, o meglio si poterono discernere mercè il ruscello che ripercotea ancora il fioco chiaror del crepuscolo. Lo straniero si avanzò, e Sant'Aubert intese da lui non esistere in quel luogo nessun albergo, ma egli si offrì di cercare un ricetto. Sant'Aubert lo ringraziò, e siccome il villaggio era vicinissimo, scese per accompagnarlo, mentre Emilia li seguiva in carrozza.
Cammin facendo, Sant'Aubert domandò al compagno se aveva fatta una buona caccia. « No, signore, » rispos'egli, « e nemmanco era il mio progetto; amo questo paese e mi propongo di scorrerlo ancora per qualche settimana; ho i cani con me piuttosto per piacere, che per utilità; questo abito da cacciatore poi mi serve di pretesto, e mi fa godere della considerazione, che verrebbe ricusata senza dubbio ad un forestiero senza apparente occupazione. — Ammiro il vostro gusto, » rispose Sant'Aubert, « e, se fossi più giovine, vorrei io pure passare qualche settimana costì; siamo anche noi viaggiatori, ma il nostro scopo non è l'istesso. Io cerco la salute ancor più del piacere. » Qui sospirò e tacque per un momento; poi, raccogliendosi soggiunse: « Vorrei trovare una strada un po' buona, che mi conducesse nel Rossiglione, per passar quindi in Linguadoca. Voi, che sembrate conoscere il paese, potreste indicarmene una? »
Lo straniero lo assicurò che si sarebbe fatto un piacere di servirlo, e gli parlò d'una strada più a levante, che dovea condurre ad una città, e di là facilmente nel Rossiglione.
Giunti al villaggio, cominciarono a cercare un asilo, che potesse offrir loro ricovero per la notte; non trovarono nella maggior parte delle case che ignoranza, povertà e brio; Sant'Aubert veniva guardato con aria timida e curiosa; non bisognava aspettarsi un buon letto. Arrivò Emilia, ed osservando la fisonomia stanca ed afflitta del povero padre, si querelò ch'egli avesse scelta una strada sì poco comoda per un malato. Le migliori abitazioni erano composte di due camere; una per le mule e il bestiame, e l'altra per la famiglia, composta quasi da per tutto di sette o otto figli, e tutti, con il padre e la madre, dormivano su pelli o foglie secche; e siccome la sola apertura che fosse in quelle camere era nel tetto, eravi un fumo ed un odore nauseabondo tali, che toglievan quasi il respiro nell'entrarvi. Emilia distolse gli sguardi, e fissò il padre con tenera inquietudine, di cui il giovine forestiero parve intendere l'espressione; trasse in disparte Sant'Aubert, e gli offrì il suo letto. « Se lo paragoniamo a tutti gli altri, è abbastanza comodo, » gli disse, « ma altrove mi vergognerei di offrirvelo. »
Sant'Aubert gli attestò la sua riconoscenza e ricusò l'offerta; ma lo straniero insistette. « Non rifiutate; sarei dolente troppo, signore, » ripres'egli, « se voi giaceste sopra una pelle mentr'io mi trovassi in un letto; i vostri rifiuti offenderebbero il mio amor proprio, e potrei pensare che la mia proposta vi spiaccia; vi mostrerò la strada, e la mia albergatrice troverà modo d'allogare anche la signorina. »
Sant'Aubert consentì alfine; e restò sorpreso che lo straniero fosse tanto poco galante da preferire il riposo di un uomo a quello d'una giovane vezzosa, non avendo offerta la camera ad Emilia; ma essa non fu della medesima opinione, e con un sorriso espressivo gli dimostrò quanto fosse sensibile all'attenzione da lui avuta pel padre.