— Oh! signora Emilia, io non so altro se non che il signor Montoni è tornato a casa agitatissimo, e ci ha fatti alzar tutti, dichiarandoci che bisognava partir sull'istante.
— Il conte Morano viene egli con noi? e dove andiamo?
— Lo ignoro. Ho inteso che Lodovico parlava d'un castello che il padrone ha in certe montagne.
— Negli Appennini?
— Appunto, signorina; ma sollecitatevi, e pensate all'impazienza del signor Montoni. Dio buono! sento già i remi delle gondole che arrivano. »
Annetta uscì a precipizio. Emilia si dispose a questo viaggio inaspettato, ed appena ebbe gettati libri ed abiti nel baule, ricevè un secondo avviso; scese nel gabinetto della zia, ove Montoni le rimproverò la sua lentezza. Egli uscì quindi per dare alcuni ordini, e Emilia chiese il motivo di quella partenza subitanea. La zia parve ignorarlo come lei, e che non intraprendesse quel viaggio se non con estrema ripugnanza.
Finalmente tutta la famiglia s'imbarcò, ma nè Morano, nè Cavignì si fecero vedere. Questa circostanza rianimò un poco gli spiriti abbattuti di Emilia, la quale somigliava ad un condannato a morte, cui venga accordata una breve dilazione: il suo cuore si alleggerì ancor più, quando ebbero fatto il giro di San Marco senza fermarsi per prendere il conte.
L'alba cominciava appena a biancheggiar l'orizzonte ed il lido. Emilia non ardiva fare veruna interrogazione a Montoni, che restò qualche tempo in cupo silenzio, e s'avvolse quindi nel mantello, come se avesse voluto dormire. Sua moglie fece altrettanto. Emilia, non potendo prender sonno, alzò una cortina, e si mise a considerar il mare. L'aurora illuminava grandemente la sommità dei monti friulani; ma le loro coste e le onde che le bagnavano, erano tuttavia sepolte nell'ombra: la fanciulla, immersa in dolce malinconia, osservava i progressi del giorno, che stendevasi sul mare, illuminando Venezia, i suoi isolotti, e finalmente le spiagge italiane, lungo le quali cominciavano già a mettersi in moto le barche. I gondolieri venivano spesso chiamati da coloro che portavano le provvisioni al mercato di Venezia. Un'infinita quantità di barchette coperse in breve la laguna. Emilia gettò l'ultimo sguardo su quella magnifica città; ma il di lei spirito allora era soltanto occupato da mille congetture sui casi che l'attendevano, sul paese ov'era trascinata, e sul motivo di quel viaggio repentino.
Le parve dopo mature riflessioni, che Montoni la conducesse al suo castello isolato per costringerla più sicuramente all'obbedienza con mezzi di terrore. Se le scene tenebrose e solitarie che vi si disponevano non sortissero il bramato esito, il suo matrimonio vi sarebbe celebrato per forza, e con maggior mistero forse e meno smacco per l'onore di Montoni. Il poco coraggio resole dalla proroga svanì a questa terribile idea, e quando si toccò la riva, ell'era ricaduta nel più penoso abbattimento.
Montoni non rimontò la Brenta, ma continuò in carrozza per andare agli Appennini. Durante questo viaggio fu così severo con Emilia che ciò solo avrebbe servito a confermare le sue congetture allarmanti.