CAPITOLO XIX

Un colpo battuto alla porta di Emilia la scosse dalla specie di sonno al quale erasi data in preda. Sussultò: le vennero tosto in mente Montoni e Morano. Ascoltò qualche momento, e riconoscendo la voce di Annetta rischiò ad aprire.

« Che ti conduce qui così di buon'ora? » le chiese tutta tremante.

— Per carità, signorina, non vi spaventate; siete così pallida, che fate paura anche a me. Giù dabbasso fanno un gran rumore; tutti i servi vanno e vengono con furia, e nessuno può indovinarne il motivo.

— Chi c'è con loro? » disse Emilia; « Annetta, non m'ingannare.

— Il cielo me ne guardi, per tutto l'oro del mondo non v'ingannerei. Ho veduto soltanto che il signor Montoni mostra un'impazienza straordinaria, e mi diede l'ordine di farvi alzare sul momento.

— Cielo! aiutatemi, » gridò Emilia disperata. « Il conte Morano è dunque venuto?

— No, signorina, per quanto io sappia egli non c'è. Sua eccellenza mandommi a dirvi che a momenti saranno qui le gondole, e partiremo da Venezia. Bisogna ch'io mi sbrighi per tornar dalla padrona, la quale è tanto confusa, che non sa più quel che si faccia.

— Ma insomma, che cosa significa tutto questo?