Quando Ugo fu partito, Emilia propose una passeggiata nel bosco; ma essendole stato detto che non poteva uscire se non in compagnia di Bertrando stimò meglio ritirarsi nella sua stanza.
Preferendo la solitudine alla società di quello scellerato e de' suoi ospiti, Emilia pranzò in camera, e Maddalena ebbe il permesso di servirla. La di lei conversazione ingenua le fece conoscere che i contadini abitavano da molto tempo in quella casa, la quale era un regalo di Montoni in ricompensa d'un servizio resogli da Marco, stretto parente del vecchio Carlo. « Sono così tanti anni, signora, » disse Maddalena, « ch'io ne so pochissimo; ma sicuramente mio padre deve aver fatto del gran bene a sua eccellenza, perchè la mamma ha detto spessissimo, che questa casa era il menomo regalo che potesse fargli. »
Emilia ascoltava con pena questo racconto, che dava un colore poco favorevole al carattere di Marco. Un servizio che Montoni ricompensava così, non poteva essere che delittuoso; e si convinceva sempre più di non essere stata mandata in quel luogo se non per un colpo disperato.
« Sapete voi quanto tempo sarà, » disse Emilia, pensando all'epoca in cui la signora Laurentini era sparita dal castello, « sapete voi quanto tempo sia che vostro padre ha reso al signor Montoni il servizio di cui mi parlate?
— Fu un po' prima che venisse ad abitare in questa casa; saranno circa diciotto anni. »
Era l'epoca in cui si diceva presso a poco che fosse sparita la signora Laurentini. Venne in mente ad Emilia che Marco avesse potuto servir Montoni in quell'affare misterioso, secondando forse un omicidio. L'orribile pensiero la piombò in angosciose riflessioni. Restò sola fino a sera, vide tramontare il sole, ed al momento del crepuscolo le sue idee furono tutte occupate di Valancourt. Riunì le circostanze relative alla musica notturna, e tutto ciò che appoggiava le sue congetture sulla di lui prigionia nel castello, e si confermò nell'opinione di averne udita la voce. Stanca d'affannarsi, si gettò finalmente sul letto, e cedè al sonno. Un colpo battuto all'uscio non tardò a svegliarla. L'immagine di Bertrando con uno stile alla mano, si presentò alla di lei immaginazione alterata. Domandò chi fosse. « Son io, signorina, aprite, non abbiate timore, sono la Lena.
— Che cosa vi adduce sì tardi? » disse Emilia facendola entrare.
— Zitto, signora, per l'amor del cielo, non facciamo rumore. Se ci sentissero, non me la perdonerebbero. Mio padre, mia madre e Bertrando dormono, » soggiuns'ella chiudendo la porta. « Siccome voi non avete cenato, vi ho portato uva, fichi, pane ed un bicchier di vino. » Emilia la ringraziò, ma le fece conoscere che si esponeva al risentimento di Dorina, quando si fosse accorta della mancanza dei frutti. « Riprendeteli, Lena, » le disse, « io soffrirò meno a non mangiare, che se sapessi doveste domani esserne sgridata da vostra madre.
— Oh! signora! non v'è pericolo, » soggiunse la Lena; « mia madre non può accorgersi di nulla, poichè è la mia parte di cena; mi fareste dispiacere ricusando. » Emilia fu talmente intenerita della generosità della buona fanciulla, che le vennero le lagrime agli occhi. « Non v'affliggete, » le disse la Lena; « mia madre è un po' viva, ma le passa presto. Non vi accorate dunque. Ella mi sgrida spesso, ma io ho imparato a soffrirla; e se mi riesce di scappare nel bosco, quando ha finito, mi scordo di tutto. »
Emilia sorrise, malgrado le sue lagrime, disse a Lena che aveva un ottimo cuore, ed accettò il dono. Desiderava molto sapere se Bertrando, Dorina e Marco avessero parlato di Montoni e dei suoi ordini in presenza di Maddalena; ma non volle sedurre l'innocente fanciulla, facendole tradire i discorsi de' suoi genitori. Quando se ne andò, Emilia la pregò di venire a trovarla più spesso che poteva, senza però mancare ai doveri di figlia; Lena lo promise, ed augurolle la buona notte.