— Facciamo silenzio per carità, e non parliamo più, finchè non siamo giunte alla tua camera. » Vi arrivarono finalmente senza sinistri incontri. La cameriera aprì, e Emilia si mise a sedere sul letto per riposarsi alquanto. La sua prima domanda fa se Valancourt era prigioniero. Annetta le rispose non poter dirglielo con precisione, ma esser certa ch'eranvi molti prigionieri nel castello. Poscia cominciò a sua guisa a fare la descrizione dell'assedio, o piuttosto il dettaglio di tutte le paure sofferte durante l'attacco. « Ma, » soggiuns'ella, « quando intesi sulle mura i gridi di vittoria, credei che noi fossimo stati presi, e mi tenni perduta; in vece avevamo scacciati i nemici. Andai nella galleria settentrionale, e vidi un gran numero di fuggitivi sulle montagne. Del resto poi si può dire che i bastioni sono in rovina. Facea spavento il vedere nel bosco sottoposto tanti morti, ammucchiati l'un sopra l'altro!... Durante l'assedio, il signor Montoni correa qua, là, era da per tutto, a quanto mi disse Lodovico. Per me, egli non mi lasciava veder nulla. Mi chiudeva in una stanza nel centro del castello, mi portava da mangiare, e veniva a trovarmi più spesso che poteva. Debbo confessare che, senza Lodovico, sarei morta, sicuramente.

— E come vanno le cose dopo l'assedio?

— V'è un fracasso terribile, » rispose Annetta; « i signori non fanno altro che mangiare, bere e giuocare. Stanno a tavola tutta notte e giuocano tra loro le belle e ricche cose, che hanno preso quando andavano al saccheggio od a qualcosa di simile. Hanno alterchi vivissimi sulla perdita e sul guadagno; il signor Verrezzi perde sempre, a quanto si dice: Orsino guadagna, e sono sempre in lite. Tutte quelle belle signore sono ancora qui, e vi confesso che mi fanno ribrezzo quando le incontro.

— Sicuramente, » disse Emilia sussultando, « odo rumore, ascolta.

— Oibò! è il vento. Lo sento spesso quando soffia più forte del solito, e scuote le porte della galleria. Ma perchè non volete coricarvi? credo non vorrete restar così tutta notte. »

Emilia si stese sul letto pregandola di lasciare il lume acceso. Annetta si coricò accanto a lei; ma la fanciulla non poteva dormire, e le pareva sempre d'intendere qualche rumore. Mentre Annetta cercava persuaderla ch'era il vento, udirono rumor di passi vicino all'uscio. La cameriera voleva scendere dal letto, ma Emilia la trattenne; si bussò leggermente, e si chiamò Annetta sottovoce.

« Per l'amor del cielo, non rispondere, » disse Emilia, « sta quieta. Faremmo bene a spegnere il lume, che potrebbe tradirci.

— Madonna! » sclamò la cameriera; « non resterei al buio adesso per tutto l'oro del mondo. » Mentre parlava fu ripetuto più forte il nome di Annetta. « Ah! è Lodovico, » gridò essa allora, e si alzava per aprir la porta; ma Emilia ne la impedì volendo prima assicurarsi se era solo. Annetta gli parlò qualche tempo, ed egli le disse che, avendola lasciata uscire per andare a trovar la padroncina, veniva a rinchiuderla di nuovo. Questa temendo di essere sorpresa se continuavano a parlare in quel modo, acconsentì a lasciarlo entrare. La fisonomia franca e buona del giovane rassicurò Emilia, la quale implorò il di lui soccorso, se Verrezzi lo avesse reso necessario. Lodovico promise di passar la notte in una camera attigua per difenderla da qualunque insulto, e, acceso un lume, se ne andò al suo posto.

Emilia avrebbe desiderato riposare, ma troppi interessi occupavano la sua mente: si vedeva in un luogo divenuto soggiorno del vizio e della violenza, fuori della protezione delle leggi, in potere d'un uomo instancabile nella persecuzione e nella vendetta; e riconobbe che resistere più a lungo alla di lui prepotenza sarebbe stata follia. Abbandonò pertanto la speranza di vivere agiatamente con Valancourt, e decise di ceder tutto a Montoni la mattina seguente, purchè le permettesse di tornarsene tosto in Francia. Queste riflessioni la tennero svegliata tutta notte.

Appena fu giorno, Emilia ebbe un lungo colloquio con Lodovico, il quale le raccontò varie circostanze relative al castello, e le diè alcune notizie sui progetti di Montoni, che accrebbero i suoi fondati timori. Gli dimostrò gran sorpresa perchè, sembrando così commosso dalla di lei trista situazione in quel castello non pensasse d'andarsene. Ei l'assicurò non essere sua intenzione di restarvi, ed allora essa rischiò a domandargli se volesse assecondare la sua fuga. Lodovico l'accertò ch'era dispostissimo a tentarla, ma le rappresentò tutte le difficoltà dell'impresa, giacchè la di lui perdita sarebbe stata certa, se Montoni li raggiungesse prima d'esser fuori de' monti. Promise nulladimeno di cercarne con premura l'occasione, e di occuparsi d'un piano di fuga. Emilia gli confidò allora il nome di Valancourt, pregandolo d'informarsi se fosse nel numero dei prigionieri. La debole speranza che le rinacque da questo colloquio, dissuase Emilia dal trattare immediatamente con Montoni; risolse, s'era possibile, di ritardare a parlargli fin quando avesse saputo qualcosa da Lodovico, e di non far la cessione se non quando le fosse riuscito impossibile ogni mezzo di fuggire. Mentre fantasticava così, Montoni rinvenuto dall'ubbriachezza, la mandò a chiamare; essa obbedì, e lo trovò solo, « Ho saputo, » diss'egli, « che non passaste la notte nella vostra camera; dove siete stata? » Emilia gli dettagliò le circostanze che ne l'aveano impedita, e le chiese la sua protezione per l'avvenire. « Voi conoscete i patti della mia protezione, » diss'egli; « se realmente ne fate caso, procurate di meritarvela. »