« Accordandomi questo permesso, la mia guardia sapeva bene ch'io non poteva fuggire. Il castello era custodito con vigilanza, ed il bastione sorgea sopra una rupe perpendicolare. M'insegnò egualmente una porta nascosta nella parete della stanza, ov'io era detenuto, ed imparai ad aprirla. Questa porta metteva in un andito stretto praticato nella grossezza del muro, che girava per tutto il castello, e veniva a riuscire all'angolo del bastione orientale. Ho saputo in seguito che ve ne sono altri consimili nelle muraglie enormi di quel prodigioso edifizio, destinati senza dubbio a facilitare la fuga in tempo di guerra. Per tal mezzo adunque io andava la notte sul bastione, e vi passeggiava con cautela onde non essere scoperto. Le sentinelle erano molto lontane, perchè le alte mura da quella parte supplivano ai soldati. In una di queste passeggiate notturne, osservai un lume alla finestra d'una stanza superiore alla mia prigione: mi venne in idea che quella fosse la vostra camera, e, sperando di vedervi, mi fermai in faccia alla finestra. »

Emilia, rammentandosi allora la figura veduta sul bastione, che l'aveva tenuta in tanta perplessità, esclamò: « Eravate dunque voi, signor Dupont, che mi cagionaste un terrore così ridicolo? La mia fantasia era tanto indebolita dai lunghi patimenti, che il più lieve incidente bastava a farmi tremare. »

Dupont le manifestò il suo rammarico d'averla spaventata, poi soggiunse: « Appoggiato al parapetto in faccia alla vostra finestra, il pensiero della vostra situazione malinconica e della mia mi strappò alcuni gemiti involontari che vi attrassero alla finestra, almeno così supposi. Vidi una persona, e credetti foste voi. Non vi dirò nulla della mia emozione in quel momento. Voleva parlare ma la prudenza mi trattenne, e l'avanzarsi della sentinella mi obbligò a fuggire.

« Passarono alcuni giorni prima ch'io potessi tentare una seconda passeggiata, poichè non poteva uscire se non quando era di guardia il milite da me guadagnato coi doni. Intanto mi persuasi della realtà delle mie congetture sulla situazione della vostra camera. Appena potei uscire, tornai sotto la vostra finestra, e vi vidi senza ardir di parlarvi. Vi salutai colla mano, e voi spariste. Obliando la mia prudenza, esalai un lungo sospiro. Voi tornaste e diceste qualcosa. Intesi la vostra voce, e stava per abbandonare ogni riguardo, quando udii venire una sentinella, e mi ritirai prontamente; ma quel soldato mi aveva veduto. Egli mi seguì, e mi avrebbe raggiunto, senza un ridicolo stratagemma che formò in quel momento la mia salvezza. Conoscendo la superstizione di quella gente, gettai un grido lugubre, sperando che avrebbe cessato d'inseguirmi, e fortunatamente riuscii. Quell'uomo pativa di mal caduco: il timore ch'io gl'incussi lo fece cadere a terra tramortito, ed io m'involai prontamente. Il sentimento del pericolo incorso, e che il raddoppiamento delle guardie, per questo motivo, rendeva maggiore, mi dissuase dal tornar a passeggiare sul bastione. Nel silenzio delle notti però mi divertiva con un vecchio liuto procuratomi dal mio custode, e talvolta cantava, ve lo confesso, sperando d'essere inteso da voi. Infatti poche sere fa, parvemi udire una voce che mi chiamasse, ma non volli rispondere per timore della sentinella. Ditemi, in grazia, signora, eravate voi?

— Sì, » rispose Emilia, con un sospiro involontario, « avevate ragione. »

Dupont, osservando la penosa sensazione che tal soggetto le cagionava, cambiò discorso.

« In una delle mie gite nell'andito di cui vi ho parlato, intesi, » diss'egli, « un colloquio singolare che veniva da una stanza contigua al medesimo. Il muro era in quel luogo così sottile, che potei udire distintamente tutti i discorsi che si facevano. Montoni stava colà coi compagni. Egli cominciò il racconto dell'istoria straordinaria dell'antica padrona del castello. Descrisse circostanze strane; la sua coscienza però deve sapere fino a qual punto fossero credibili. Ma voi dovete conoscere, signorina, le notizie vaghe che si fanno circolare sul destino misterioso di quella dama.

— Le conosco, signore, » diss'Emilia, « e mi accorgo che voi non ci credete.

— Io ne dubitava, » replicò Dupont, « prima dell'epoca di cui vi parlo; ma il racconto di Montoni aggravò i miei sospetti, e restai quasi persuaso ch'ei fosse un assassino. Tremai per voi. Aveva udito pronunziare il vostro nome dai convitati in modo inquietante, e sapendo che gli uomini i più empi sogliono essere i più superstiziosi, mi decisi a spaventarli, per distoglierli dal nuovo delitto ch'io temeva. Ascoltai attentamente Montoni, e nel luogo più interessante del racconto, ripetei più volte le sue ultime parole.

— Non avevate timore di essere scoperto? » chiese Emilia.