Sì dicendo si ritrasse dalla finestra, e traversando la galleria, entrò nella sala da pranzo, ove trovò il padre. Il fulgido sole aveva dissipato la sua tristezza; il riso ne sfiorava le labbra: parlò alla figlia con serenità, ed il cuore di lei corrispose a quella dolce disposizione. Comparvero poco dopo Enrico, la contessa e madamigella Bearn, e tutta la compagnia parve risentir l'influenza dell'ora e del luogo.

Si separarono dopo colazione. Il conte si ritirò nel suo gabinetto coll'intendente. Enrico corse alla riva per esaminare un battello, di cui dovevano servirsi l'istessa sera, e vi fece adattare una piccola tenda. La contessa e madamigella Bearn andarono a vedere un appartamento moderno costruito con eleganza. Le finestre guardavano sopra un terrazzo in faccia al mare, evitando così la vista de' selvaggi Pirenei.

Bianca intanto si divertiva a vedere le parti dell'edifizio che non conosceva ancora. La più antica attirò tosto la di lei curiosità. Salì lo scalone, e traversando un'immensa galleria, entrò in una fila di stanze, dalle pareti ornate d'arazzi, o coperte di cedro intarsiato a colori; i mobili sembravano della medesima data del castello; gli ampi camini offrivano la fredda immagine dell'abbandono: tutte quelle stanze portavano tanto bene l'impronta della solitudine e della desolazione, che coloro, i cui ritratti vi erano appesi, ne parevano stati gli ultimi abitatori.

Uscendo di là, si trovò in un'altra galleria, una delle cui estremità riusciva ad una scala, e l'altra ad una porta chiusa. Scesa la scala, si ritrovò in una stanzetta della torre di ponente. Tre finestre presentavano tre punti di vista diversi e sublimi: al nord la Linguadoca; a ponente i Pirenei, le cui cime coronavano il paese; al mezzogiorno, il Mediterraneo e parte della costa del Rossiglione. Uscì dalla torre, e scendendo per una scala strettissima, si ritrovò in un andito oscuro, ove si smarrì. Non potendo ritrovare il suo cammino, e l'impazienza facendo luogo al timore, gridò aiuto. Udì camminare all'estremità dell'andito e vide brillare un lume tenuto da una persona la quale aprì una porticina con cautela. Non osando inoltrarsi, Bianca l'osservava tacendo, ma allorchè vide che la porta si rinchiudeva, chiamò nuovamente, corse a quella volta, e riconobbe la vecchia Dorotea.

« Ah! siete voi, cara padroncina? » diss'ella « come mai poteste venire in questo luogo? » Se Bianca fosse stata meno occupata dalla sua paura, avrebbe probabilmente osservato la forte espressione di terrore e sorpresa che alterava la fisonomia di Dorotea, la quale la fece passare per un numero infinito di stanze, che, parevano disabitate da un secolo. Giunte finalmente alla residenza della custode, Dorotea la pregò di sedere e rinfrescarsi. Bianca, accettando l'invito, parlò della bella torre scoperta, e mostrò il desiderio di appropriarsela. Sia che Dorotea fosse meno sensibile alle grandi bellezze della natura, o che l'abitudine glie le avesse reso meno interessanti, non incoraggì l'entusiasmo di Bianca, la quale, domandò ove conducesse la porta chiusa in fondo alla galleria. L'altra rispose che comunicava con una fila di stanze nelle quali nessuno era entrato da molti anni.

« La nostra defunta padrona è morta colà, ed io non ho più avuto il coraggio di penetrarvi. »

Bianca, curiosa di veder quel luogo, si astenne dal farne domanda a Dorotea, vedendole gli occhi molli di pianto: poco dopo andò ad abbigliarsi per il pranzo. Tutta la società si riunì di buon umore, tranne la contessa, il cui spirito, assolutamente vuoto, oppresso dall'ozio, non poteva nè renderla felice, nè contribuire all'altrui contentezza.

L'allegria provata da Bianca nel riunirsi alla sua famiglia, si moderò allorquando fu sulla riva del mare, e guardò con paura quella gran distesa di acque. Da lontano l'avea osservata con entusiasmo; ma stentò a vincere il timore e seguire il padre in battello.

Contemplava tacendo il vasto orizzonte, che circoscriveva solo la vista del mare, una sublime emozione lottava in lei contro il sentimento del pericolo. Un lieve zeffiro increspava la superficie dell'acque, sfiorando le vele ed agitando le frondi delle foreste che coronavano la costa per molte miglia.

A qualche distanza esisteva in que' boschi un casino stato in altri tempi l'asilo dei piaceri, e per la sua posizione sempre interessante e pittoresco. Il conte vi aveva fatto portare il caffè ed i rinfreschi. I rematori si diressero a quella parte, costeggiando le sinuosità della riva, oltre il vasto selvoso promontorio e la circonferenza di una baia, mentre in un secondo battello alcuni suonatori facevano echeggiar i circostanti dirupi di belle melodie. Bianca non temeva più; una deliziosa tranquillità si era impossessata di lei, e la faceva tacere. Era troppo felice per rammentarsi il monastero, e la noia ivi provata per tanto tempo.