— È la decisione del conte, ma non la vostra; ed io saprò con qual diritto egli si frappone tra noi. » Ed alzatosi, percorrea a passi precipitosi la camera.
— Disingannatevi, » disse Emilia non meno commossa. « La decisione è mia, il mio riposo lo esige.
— Il vostro riposo esige che noi ci separiamo per sempre! » sclamò Valancourt. « È vero ch'io sono decaduto dalla mia propria stima: ma come avreste potuto rinunziare così presto a me, se non aveste già cessato di amarmi, o se non aveste ceduto alle suggestioni d'un altro?... No, Emilia, voi non vi acconsentirete, se mi amate ancora, e troverete la vostra felicità nel conservare la mia.
— Come potrei essere scusabile, » rispos'ella, « se io vi affidassi il riposo della mia vita? Come potreste consigliarmelo, se vi fossi cara?
— Se mi foste cara? è egli possibile che dubitiate dell'amor mio? Ma sì, avete ragione di dubitarne, poichè io son meno disposto all'orrore di separarmi da voi, che a quello d'avvolgermi nella mia rovina. Sì, son rovinato, e rovinato senza risorsa; sono oppresso dai debiti, e non so come pagarli. »
Sì dicendo, gli occhi di lui erano smarriti e pieni di disperazione. Emilia fu costretta di ammirare la sua franchezza, e parve essere per qualche minuto in lotta con sè medesima.
« Io non prolungherò, » diss'ella alfine, « un abboccamento il cui esito non può essere felice. Valancourt, addio.
— No, voi non partirete, » gridò egli imperiosamente, « non mi lascerete così prima che l'animo mio abbia raccolta la forza necessaria per sopportare la mia perdita. »
Emilia, spaventata dal suo disperato dolore, gli disse con dolcezza:
« Riconosceste voi stesso la necessità di separarci; se volete farmi vedere che mi amate, perchè opporvi?