— Spiacevole! » rispose la monaca con affettazione. « Noi parliamo a caso, senza pesare il valore delle parole. Spiacevole! è un'espressione miserabile. Io vado a pregare Iddio. »

Ed alzatasi sospirando, se ne andò.

« Che significa ciò? » chiese Emilia.

— Non è straordinario, » rispose suor Francesca; « ella è spesso così. La sua ragione è alterata; vaneggia.

— Povera donna! » soggiunse Emilia; « pregherò Dio per lei.

— Le vostre preci in tal caso si uniranno alle nostre, giacchè ne ha bisogno.

— Signora, » disse la Feydeau, « fatemi la grazia di dirmi la vostra opinione sul marchese di Villeroy. Lo strano avvenimento del castello ha tanto eccitato la mia curiosità, che mi rende ardita a tal segno: qual è dunque il delitto che gli viene imputato?

— Non si può, » rispose la badessa con aria grave, « non si può avventurare veruna proposizione sopra un soggetto così delicato. Quanto al castigo di cui parla suor Agnese, non so che ne abbia sofferto alcuno, ed avrà voluto di certo alludere al crudele rimordimento di coscienza. Guardatevi bene, figliuole, di provare questo terribile castigo, ch'è il purgatorio della nostra vita. La marchesa è stata un modello di virtù e rassegnazione, ed il chiostro istesso non avrebbe arrossito d'imitarla. La nostra chiesa ha ricevuto la di lei spoglia mortale, e la sua anima è volata senza dubbio in grembo al Creatore. Andiamo, figliuole, a pregare per gl'infelici peccatori. »

Ella si alzò, e la seguirono tutte alla cappella.